Internet day. 30 anni fa l’Italia si collegava per la prima volta alla rete

Internet day. 30 anni fa l’Italia si collegava per la prima volta alla rete

Il 30 aprile del 1986, dal CNR di Pisa, allora chiamato CNUCE, partì la prima connessione ad Internet che collegò l’Italia ad Arpanet, la rete nata negli Stati Uniti nell’ottobre nel 1969 per collegare i computer di molte università americane. Pochi si resero conto di quello che stava avvenendo, della rivoluzione culturale che da lì a poco avrebbe trasformato le nostre abitudini e avrebbe toccato quasi tutti gli ambiti della nostra vita.

internet30 anni dopo, in Italia si festeggia l’Internet Day, per «celebrare tutti assieme il senso della rivoluzione che è iniziata- nel 1986- e per prendere l’impegno di colmare il divario digitale nei prossimi 4 anni», questo l’appello del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che oggi si è recato al CNR di Pisa dove ha incontrato i ricercatori e i tecnici del Cnuce, i pionieri che portarono internet in Italia, dopo anni di sperimentazione.

L’Italia fu il quarto paese in Europa a collegarsi al primo nucleo di internet, dopo Gran Bretagna, Norvegia e Germania, oggi, però, come riferisce il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini: «siamo penultimi per l’home banking, ultimi per lo shopping e ancora tra gli ultimi per la banda larga, ritengo quindi che sia una cosa straordinaria che il governo prenda questo obiettivo (di colmare il digital divide) a partire dalla scuola ».

DIGITAL DIVIDE

digital-divid-670x280L’ex presidente dell’autorità garante della Privacy, Stefano Rodotà, ha proposto di inserire in Costituzione un articolo ad hoc, il 21bis, recante: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

Sì perché ad oggi la mancanza di connessione alla rete può penalizzare notevolmente i cittadini.

In Italia, come ammesso dal presidente del Consiglio, non è stato ancora colmato il divario digitale, una fetta sensibile della popolazione non può usufruire di connettività a banda larga e di conseguenza non può accedere a tutti quei servizi di valore aggiunto che l’ADSL o la fibra ottica offrono.

Il digital divide reale in Italia si attesterebbe al 3,1%. Il dato nazionale, però, non si riflette con omogeneità nelle singole regioni del paese. In Molise, il digital divide arriva addirittura al 13,4%. Trattasi di un caso estremo, ma il problema del non accesso alla banda larga riguarda anche molte regioni del nord Italia. Per esempio, in Friuli Venezia Giulia l’8,4% degli abitanti non è connesso alla banda larga.

Rassicurazioni sul potenziamento della banda larga sono arrivate al termine delle celebrazioni di Pisa in un video messaggio, in cui il premier annuncia: « Nel Consiglio dei ministri di stasera partiremo proprio dalla banda larga. Ci sono le zone A e B, quelle più favorite, ma anche le C e D, quelle in cui portare la banda larga è più difficile, lo dico con un termine tecnico-giuridico, quelle un po’ più ‘sfigate’. Oggi lo Stato mette i soldi per portare la banda larga anche lì. C’è il primo via libera, finalmente si parte.»

INTERNET DELLE COSE

6smartdevicesNegli ultimi anni si sta diffondendo un mercato di “cose” connesse, diverse da tablet, pc e smartphone, è quello che è definito l’“Internet delle cose”, Iot (Internet of Things) che in Italia ha un fatturato di 2 miliardi di euro ed è cresciuto del 30% nel 2015.

I dati sono relativi ad una ricerca presentata dal Politecnico di Milano, in cui viene evidenziata una crescita del 28% delle applicazioni che sfruttano la connettività cellulare e del 33% per quelle che sfruttano altre tecnologie ‘wireless’. Valgono da soli quasi 1 miliardo di euro i contatori del gas (+25%), installati in 350mila unità nelle forniture industriali ed in 1,2 milioni nelle case, e le automobili connesse (+24%), che in Italia sono 5,3 milioni, pari a un settimo del totale circolante.

«L’installazione di nuove reti di comunicazione dedicate all’IoT nelle prime città italiane, l’evoluzione dell’offerta in ambito Smart Home, sempre più integrata con servizi assicurativi e pronta a sbarcare anche nelle catene della grande distribuzione, i servizi innovativi per l’Industry 4.0 costituiscono presupposti importanti per il futuro. E l’IoT è sempre più una realtà in Italia» affermano i ricercatori.

In questo scenario, le aziende iniziano ora a muovere i primi passi ma, come sottolineano gli analisti, vi è ancora molto lavoro da fare.

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