Clima: protocollo di Kyoto prolungato fino al 2020, ma il Wwf è deluso

A Doha è arrivato, seppur con un giorno di ritardo, l’accordo per l’estensione del protocollo di Kyoto fino al 2020. Delusione da più fronti poiché se da una parte l’estensione del protocollo di altri 8 anni mantiene in vita l’unico patto tra governi per la lotta contro il surriscaldamento globale, dall’altra non solo si registra il grave ritiro di nazioni come la Russia, il Giappone ed il Canada ma, cosa ancor più grave da ora in poi i Paesi firmatari saranno responsabili solo del 15% delle emissioni di gas inquinanti. Ricordiamo a tal proposito che le emissioni di gas serra stanno continuando ad crescere tanto che per la fine del 2012 è previsto un aumento complessivo del 2,6%.

Soddisfatto dell’accordo il ministro dell’Ambiente tedesco Peter Altmaier che ha dichiarato: «Credo si tratti di un buon compromesso. C‘è una base solida su cui lavorare nei prossimi due anni e ho notato un senso di solidarietà che va al di là di quanto abbiamo visto nelle passate conferenze».

Di tutt’altro parere Kumi Naidoo, il direttore esecutivo di Greenpeace: «I nostri governi devono capire che questo fallimento tradisce le popolazioni delle Filippine e del resto del mondo che stanno affrontando ora, oggi, gli impatti del cambiamento climatico. E saranno costretti ad affrontarlo in futuro. Ciò che è in gioco qui non è qualcosa di etereo chiamato pianeta, clima o ambiente, ma la svendita del futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti».

Questo è invece il giudizio che il Wwf, per voce di Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia del WWF Italia, ha dato sul vertice di Doha:

«In un anno in cui gli impatti del cambiamento climatico hanno colpito milioni di persone sia nei paesi ricchi che nei paesi poveri, i negoziatori a Doha hanno fallito nel raggiungere perfino il minimo delle aspettative ai negoziati sul clima. Alcuni paesi sviluppati hanno bloccato i negoziati facendo passi indietro rispetto ai loro impegni precedenti e rifiutandosi di prenderne di nuovi. E la cosa peggiore è che era solo una manciata di paesi, come la Polonia, la Russia, il Canada, gli USA e il Giappone. Ciò che ci dice la scienza, e ciò che milioni di persone hanno sperimentato quest’anno, è che lottare contro il cambiamento climatico è ora estremamente urgente. Ogni anno è fondamentale e ogni anno in cui i governi non agiscono fa aumentare i rischi per noi tutti. La cartina di tornasole di questi negoziati erano: effettivi tagli delle emissioni; impegni finanziari concreti e reali contro il cambiamento climatico, e la base per un nuovo accordo globale sia ambizioso che equo entro il 2015. Invece abbiamo avuto un accordo vergognosamente debole, talmente lontano dalla scienza che dovrebbe sollevare questioni etiche in chi ne e’ responsabile. Ma la speranza non è per nulla finita. Le comunità e le persone colpite dal cambiamento climatico vogliono sicurezza, disponibilità di cibo e acqua, energia pulita, si oppongono a progetti ‘sporchi’ come il carbone a livello globale, e chiedono un cambiamento reale. Qui a Doha, per la prima volta nella storia, le persone hanno marciato per chiedere una vera leadership per affrontare il cambiamento climatico. Il passo avanti più significativo a Doha è stato quanto accaduto fuori dai negoziati. Movimenti sociali, organizzazioni sindacali e società civile hanno unito le proprie forze contro la mancanza di ambizione e urgenza portata al tavolo dai governi. Torneremo a casa e lavoreremo insieme per garantire che i governi agiscano con la velocità e la forza che la crisi climatica richiede. E questo include un accordo equo, ambizioso e vincolante nel 2015».

 

Enrico Ferdinandi

9 dicembre 2012

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