Spese folli della Marina, un dossier anonimo accusa De Giorgi

Spese folli della Marina, un dossier anonimo accusa De Giorgi
Il capo di Stato maggiore della Marina ammiraglio Giuseppe De Giorgi

Un dossier anonimo aggrava la posizione dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Il capo della Marina militare, già indagato per associazione a delinquere, abuso d’ufficio e traffico d’influenza nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio, è nuovamente nel mirino della magistratura a causa di un documento che rivelerebbe il mondo delle spese folli della Marina.

È di 35 pagine il dossier che la Procura di Potenza, di Roma, la magistratura militare ma anche la presidenza della Repubblica, la presidenza del Consiglio e il ministro della Difesa hanno ricevuto in via anonima e che contiene documenti originali attestanti i pagamenti delle spese «particolari» di De Giorgi.

Il Corriere e Repubblica hanno riportato alcune parti del documento, ipotizzando che sia stato scritto da un ex collega dell’ammiraglio. Dal dossier è emersa una realtà fatta di festini a bordo della nave Vittorio Veneto da lui comandata, trasporti in elicottero e signorine allegre. Perfino i festeggiamenti del comandante per « il primo positivo consenso espresso dal Parlamento sulla Legge Navale e la sottrazione delle spese alla rendicontazione amministrativa», rientra nelle pagine accusatorie.

In particolare, sono due gli appalti che hanno fatto più scalpore. Nel 2013, De Giorgi visitò un cantiere di Fincantieri a Muggiano, La Spezia: non gradendo i lavori svolti, l’ammiraglio ordinò alla dirigenza due modifiche alla fregata: 986 mila euro per la modifica dei quadrati e 30 milioni di euro per i camerini. Il direttore degli armamenti navali Ernesto Nencioni cercò di allestire in tutta fretta una pratica amministrativa per sanare gli interventi e alla fine ottenne il via libera grazie ad una lettera dello stato maggiore della Marina.

Sempre nel 2013, De Giorgi chiese al capo di stato maggiore della Difesa di stipulare un contratto con la As Aeronautical per la produzione e l’acquisto di una nave altamente tecnologica al «modico» prezzo di 30 milioni di euro: si trattava però di un appalto concesso alla società senza nessuna gara e la stessa società non avrebbe mai dimostrato di possedere le competenze necessarie per costruire imbarcazioni così sofisticate.

L’accusatore anonimo ha rivelato che le autorizzazioni per le spese militari sono state rilasciate anche grazie a Valter Pastena, ex capo ufficio bilancio della Difesa e amico di Gemelli, indagato a Potenza e intercettato mentre parlava con De Giorgi di nomine e appalti.

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