Prodi: ‘L’Europa deve dimenticare le differenze e puntare all’unita”

L’ex Presidente del Consiglio ha parlato ieri all’Istituto Italiano di Cultura di New York

“Stati Uniti e Cina: due giganti affascinati l’uno dell’altro. E in mezzo c’è l’Europa che assume tratti sempre più opachi tanto da essere assente anche nei discorsi di Barack Obama e Mitt Romney durante le elezioni presidenziali americane”. Queste le parole di Romani Prodi, ex Presidente del Consiglio, durante l’evento “Where Does Europe Stand Among the US and China?, che si è tenuto ieri all’Istituto Italiano di Cultura di New York in occasione delle “The Gaetano Salvemini Lectures”. Un evento su uno dei temi attuali più scottanti e che ha voluto fare luce su una Europa stretta tra Washington e Pechino, tra il dollaro e lo yuan.

 

“La prima domanda da porsi – ha detto Prodi – è questa: la Cina e gli Stati uniti sono nemici o competitori? Penso che siano veri competitori e il fatto che non siano nemici nel vero senso della parola, forse, può facilitare in qualche modo l’uscita dalla crisi che stiamo vivendo”. Ma sono anche due Paesi che sono molto affascinati l’uno dell’altro. E sono le sponde di quella Europa assente addirittura nei discorsi del presidente Obama e il repubblicano Romney durante il loro secondo dibattito, incentrato sulla politica estera.

Una situazione, dunque, dove l’Europa è come se fosse trainata da quella logica che tende a frenare in un certo qual modo l’integrazione politica. La situazione, stando alle parole di Prodi, migliorerà ma non cambierà radicalmente. E la risposta si potrà avere solo nel momento in cui si dimenticheranno le differenze, perchè bisogna ritrovare quell’unità che forse abbiamo perso ed una maggiore integrazione. “Bisogna essere uinti”, ha ricordato l’ex Presidente del Consigio, precisando che “forse solo ora i politici europei sono riusciti a capire che nessuno è salvo se agisce da solo. La Germania ha successo se è leader di una Europa unita: da sola non ce la può fare”.

E in futuro? Il ruolo dell’Europa dipende dall’Europa stessa. Forse potrà sopravvivere e potrà farcela, anche se avrà bisogno di molto tempo per riprendersi. Il peggio è passato ma bisogna putare su una unione bancaria e costruire un rapporto più intenso con la Cina e gli Stati Uniti, soprattutto dopo la rielezione di un presidente americano che mira all’unità e al superamento delle barriere razziali.

Valentina Cordero ( da New York)

17 novembre 2012

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