Universita’, quanto mi costi?

Con l’arrivo delle nuove normative e il conseguente aumento delle spese universitarie, gli atenei del bel paese sono sempre meno accessibili per la metà degli studenti. Abbiamo fatto una piccola analisi con i dati di l’inchiesta.it per constatare la realtà universitaria italiana.

Purtroppo per gli studenti dopo anni di discussione al riguardo è cambiato il regime delle tasse universitarie. Persiste il limite per il quale le tasse studentesche non possono superare più del 20% delle entrate di un Università.

Gli studenti dunque vedono crescere i costi che devono affrontare per raggiungere la tanto desiderata laurea. Tra le voci prese in considerazione dall’inchiesta a ritagliarsi le spese maggiori sono sicuramente il vitto e l’alloggio. I pendolari infatti sostengono il costo del trasporto e fuori sede sono coloro i quali si ritrovano a spendere più di tutti. Chiaramente un discorso generalizzato come il nostro non tiene conto delle grandi differenze esistenti tra i diversi casi e le diverse realtà. Tra regioni esistono infatti disparità significative così come tra atenei e studenti. Con tale grado di approssimazione si può comunque tracciare un quadro generale e complessivo. Il costo dell’Università, anche se quella pubblica, è spesso proibitivo per molte famiglie. Inoltre con la laurea in tasca non si ha la sicurezza di trovare lavoro. Dato ancora più sconcertante il fatto che non ci sia una relazione stretta tra università scelta e relativa facilità nell’essere assunti.

Quanto costa la pre-iscrizione?

I costi fissi in questo caso sono relativamente alti. Nelle Università pubbliche il test di ingresso costa tra i 30 e i 100 € mentre sono molto più cospicue le spese relative alla preparazione di test di ingresso mirati a una specifica facoltà. Prendendo come esempio la facoltà di medicina ci si accorge immediatamente della differenza. I test infatti possono raggiungere i 1.000 € di costo.

Cosa cambia con la nuova stretta sulle tasse?

I contributi studenteschi, non possono per legge superare il 20% del totale. Con la spending review si cambia questo meccanismo prendendo in riferimento tutti i trasferimenti statali all’università computando dal calcolo del 20% gli studenti fuori corso e gli extracomunitari. In questo modo è possibile aumentare le tasse universitarie agli studenti fuoricorso in maniera diretta. Ricordiamo che i fuori corso sono circa il 20% degli studenti universitari. Il testo della spending review prevede che per i prossimi tre anni accademici a decorrere dal 2013-2014, l’incremento della contribuzione per gli studenti iscritti entro la durata dell’anno accademico non sia superiore ai 40.000 € all’indice dei prezzi al consumo dell’intera collettività. Sostanzialmente per tre anni nessuna novità per le famiglie con indicatore della situazione economica equivalente Isee, sotto i 40 mila Euro quindi il 90% degli italiani.
Per il futuro la spending review recita : “Tali incrementi possono essere disposti dalle Università entro i limiti massimi e secondo i criteri identificati con decreto del ministro dell’istruzione, da adottare entro il 31 marzo di ogni anno, tenendo conto dei principi di equità, progressività e redistribuzione rispetto alla durata normale dei corsi di studio. Alcuni limiti sono comunque già fissati nella legge Per famiglie con dichiarazione Isee inferiore ai 90.000 € all’anno al massimo + 25% di tasse universitarie per fuori corso rispetto a chi è in corso. Per Isee compreso tra 90.000 Euro e 150 000 €, al massimo +50% , per superiore a 150.000 € al massimo +100%, solo 30 mila italiani però dichiarano più di 150 mila Euro all’anno.

Le Università più costose sono anche quelle più prestigiose?

Secondo la classifica mondiale stilata dal Times Higher Education, che posiziona le prime 400 Università del globo, non esiste una relazione tra il costo della retta e il prestigio dell’ateneo scelto. Le migliori Università italiane sono quelle di Bologna, Milano e Padova.
Borse di studio
Per tutelare il diritto allo studio sono ovviamente previste le così dette borse di studio conferite in base ai criteri di merito e di condizione economica dello studente. Tenendo in considerazione l’ultimo anno accademico l’importo medio delle borse di studio è stato di 3.177 € a livello nazionale con 3.639 € in Emilia Romagna e il livello più basso registrato in Valle D’Aosta : 2.346 €. Più alti invece gli assegni destinati ai fuori sede che ricevono in media 4.701 € .
I costi
I costi dei quali abbiamo già fatto una piccola analisi in precedenza sono sicuramente differenti tra loro. Ecco alcune medie che riguardano alcune spese:
Alloggio: 9.000 €
Vitto: 3.000 €
Trasporti: 1.000 €
Libri e computer: 7.000 €

Tasse Universitarie: 4.332.5 € (866.5 x 5 anni accademici)

Spesa media totale: 24.332.5 €

Quanto occorre a uno studente laureato per ripagarsi gli studi?

Laurearsi dunque nel nostro paese è costoso ma quanto ci impiega uno studente a ripagarsi il titolo di studio ? Analizziamo nel dettaglio alcune realtà.
Lo studente di giurisprudenza per arrivare a 24.332,5 € necessità di 2 anni e 4 mesi di lavoro continuativo retribuito. Questo perché il guadagno netto del laureato è di 800 € al mese per i primi 2 anni di pratica, quindi 800 x 24 = 19.200 € e dunque 1.200 € nei 2 anni successivi.
Lo studente di ingegneria per arrivare a 24.332.5 € ha bisogno di 22 mesi di lavoro continuativo retribuito in quanto il suo guadagno al netto delle spese dopo la laurea è di 1.100 € al mese per i primi 3 anni (con tredicesime).
Allo studente di medicina invece per raggiungere 24.332.5 € può bastare poco più di un anno di lavoro continuativo e retribuito dato che al netto delle spese il nuovo laureato guadagna 25.000 € all’anno per il primo triennio.
Per le altre facoltà e le lauree alle quali non si associa una professione ben definita come per esempio, economia, matematica, lettere, scienze della comunicazione, risulta impossibile stabilire una media vera e propria. Le diverse retribuzioni dipendono dalla professione il più delle volte distante dal percorso di studi effettuato.

(Fonti: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca; INPS; ISTAT; Times Higher Education, Rolling Stones Magazine)

Manuel Giannantonio

4 novembre 2012

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