Youtube: da 6 anni è targato Google

E’ il terzo sito più visitato del web, dopo Google e Facebook, con milioni di visualizzazioni ogni giorno. E’ ormai entrato nel linguaggio comune e rappresenta un punto di riferimento nella comunicazione di informazioni, nella promozione di brani musicali, nella semplice diffusione di nuove idee e tendenze: un enorme raccoglitore di quasi ogni genere di video a livello mondiale. Il suo potenziale non rimase a lungo inosservato: il 10 Ottobre 2006, il colosso Google lo acquisì per la cifra record di 1,65 miliardi di dollari, rendendolo uno degli asset di punta della società statunitense, accanto a Gmail, Google Maps, al browser Google Chrome e al recente sistema operativo per smartphone, Android.

 

Fondato nel Febbraio del 2005 da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, tutti ex dipendenti di PayPal, il sito ebbe fin da subito un grande successo. La sua fortuna si deve alla struttura:  ogni utente registrato (attraverso una procedura semplice e rapida) può in pochi passaggi caricare i propri video, che diventano così visualizzabili praticamente da chiunque.  Un’idea di base, quella di condivisione, cha ha risposto all’esigenza contemporanea di rendere accessibili scorci della propria vita ad un pubblico vastissimo, figlio di una società sempre più globalizzata.
 Sembra essersi avverata pienamente la profezia che Andy Warhol già preannunciava nel 1968: “In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. E in effetti quel quarto d’ora ha reso celebri diversi utenti del sito, divenuti nel giro di poche ore dei personaggi o, in alcuni casi, dei veri e propri fenomeni mediatici.

 Non è difficile immaginare come la grande facilità di condivisione abbia generato molti episodi di violazione delle norme sul copyright con le conseguenti azioni legali da parte di singoli o società, danneggiati dalla circolazione così poco controllata di materiale audiovisivo.

 Per quanta riguarda l’Italia, resta nota la causa intentata da Mediaset, che nel Luglio del 2008 citava Youtube presso il Tribunale di Roma per la diffusione di contenuti coperti da diritti d’autore e ne chiedeva un risarcimento pari a 500 milioni di euro: l’esito fu la rimozione dal sito di tutti i video caricati illegalmente, in particolar modo del Grande Fratello, il più visualizzato.

 Tutto ciò ha portato, nel corso degli anni, ad una maggiore attenzione da parte di Youtube sul tema del copyright, con censure più tempestive e accordi con le società che tutelano nei singoli paesi i diritti d’autore, come testimonia il contratto siglato nel 2010 con la SIAE.

 Non sono mancati, invece, paesi che hanno censurato temporaneamente il sito web, come il caso della Cina, che nel 2008 bloccò l’accesso a Youtube, sulla cui piattaforma erano apparsi filmati che ritraevano i disordini scoppiati nel Tibet in quei giorni.

 Data l’imponenza della macchina in azione, si è speculato sui costi di gestione da sostenere  per Google: alcuni esperti hanno stimato per l’anno 2009, una spesa di circa 700 milioni di dollari a fronte di ricavi per 240 milioni di dollari, alimentando i dubbi sulla effettiva efficienza del modello di affari adottato. Quasi in risposta, dal autunno del 2011 sono stati inseriti degli avvertimenti pubblicitari prima della visualizzazione di ogni video.

 È sottolineare, inoltre, come nemmeno un gigante come Youtube sia completamente immune agli attacchi informatici, come dimostra l’episodio del 4 Luglio 2010, quando un gruppo di hacker riuscì a forzare il sistema rinviando verso siti pornografici, o di altro genere, gli utenti che tentavano di accedere ai video del cantante Justin Bieber.

Marco Di Giacomo 

9 ottobre 2012

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