La raccomandazione? Se ”esterna” non è reato

La raccomandazione non è reato, o meglio, se viene dall’esterno non lo è. Questa la decisione della Corte di Cassazione che ha confermato l’assoluzione dell’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso indagato per aver ricevuto un computer portatile dopo aver fatto una “segnalazione”. Proprio così, secondo la Corte, la segnalazione effettuata al direttore generale di una Asl affinché trasferisse una dottoressa, era stata compiuta in “qualità di sindaco”: D’Alfonso non ha fatto altro che il suo lavoro quindi il presente ricevuto, è da intendersi solo come una forma di riconoscenza.

Nel respingere il ricorso del Pubblico Ministero di Pescara la Suprema Corte ha precisato che: “il delitto di corruzione, rientrando nella categoria dei reati propri funzionali, richiede che l’atto o il comportamento oggetto del mercimonio rientri nella competenza o nella sfera d’influenza dell’ufficio al quale appartiene l’ipotetico soggetto corrotto, nel senso che occorre che sia espressione, diretta o indiretta, della pubblica funzione esercitata dal medesimo, requisito non ravvisabile nell’intervento del pubblico ufficiale che non implichi l’esercizio di poteri istituzionali propri del suo ufficio e non sia in qualche maniera a questi ricollegabile, ma sia diretto ad incidere nella sfera di attribuzione di un pubblico ufficiale terzo, rispetto al quale il soggetto agente e’ assolutamente carente di potere funzionale”.

La persona raccomandata dall’ex sindaco aveva ammesso tempo fa che pur essendosi attivato nel sollecitare il desiderato trasferimento, non l’aveva condizionata alla promessa di un qualche regalo. Si era solo limitato, successivamente, a ricevere il computer in coincidenza del suo compleanno e delle festività natalizie.

Enrico Ferdinandi

4 ottobre 2012

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