Sport terapeutico per i detenuti del carcere di Opera

Il movimento fisico, oltre ad apportare benefici evidenti sul corpo, può essere considerato un “toccasana” per la mente. Lo sport, se praticato con regolarità e senza eccessi, agisce positivamente anche sull’umore. Fare attività fisica, infatti, aiuta a rilassare le tensioni muscolari, favorendo il sonno, uno degli alleati più importanti del buon umore.
È per questo che all’interno struttura carceraria di Opera, nel teatro di Massima sicurezza, si è scelto lo sport come protagonista dello spettacolo di quest’anno, organizzato dall’Associazione Cisproject, nell’ambito della propria programmazione dei  Laboratori di Leggere Libera-mente. È stata selezionata uno disciplina sportiva, in particolare: la pallacanestro. L’evento, che si è ispirato al libro di Gianfelice Facchetti “Se no, che gente saremmo?” (che tutti i partecipanti al corso avevano letto approfonditamente prima dell’incontro), ha invogliato particolarmente a praticare attività fisiche, a giocare, resistere e non abbattersi mai. Lo sport come un pretesto per approfondire i pensieri di quelle persone un po’ dimenticate dalla realtà della società.

L’individuo che conduce una vita all’interno di una struttura carceraria, ha poche occasioni per poter sfogare le proprie energie e liberare i suoi sentimenti. Nessuna valvola di sfogo più efficace del movimento fisico, per esprimere la propria forza e fare delle energie che risiedono in esso un appagante strumento liberatorio. Le situazioni di disagio fisico e psicologico che devono affrontare i detenuti è di notevole portata e degno di interesse per il loro sano reinserimento nella società, o anche per salvaguardarli in un futuro in cui probabilmente non avranno più possibilità di scegliere. L’aggressività, la più diffusa reazione del carcerato, “vittima” di una vita monotona e limitata, è comunque l’energia che, se ben indirizzata può aiutare a strutturare la propria personalità. Un accumulo di forze che, attraverso le giuste attività e modalità di liberazione, possono aiutare a creare responsabilità ed entrare in contatto con gli altri e la società.

L’incontro, condotto da Barbara Rossi –presidente di Cisproject – con la collaborazione di Silvana Silvana Cerruti, ha goduto, non a caso, della preziosa presenza dell’ex campione olimpico Pier Luigi Marzorati (oltre che leggenda del basket italiano, primatista assoluto di presenze in nazionale, ambasciatore Unicef, Presidente Regionale del Coni e Presidente della Fondazione Casartelli) e del giornalista sportivo Alberto Figliolia.

Come in un incontro di basket, in cui il “Pierlo” ha descritto la sua vita con quatto semplici parole chiave: sogno, squadra, errori ed emozioni. «Sogno: perché tutti hanno un sogno che come i grandi campioni devono inseguire. Squadra e errore: per capire e riconoscere gli errori e da questi stessi ricostruire sia la squadra che metaforicamente la vita. Emozione, perché comunque lo sport, qualsiasi sport è un circolo virtuoso di costanza, coerenza e emozione che più ti diverte, più ti alleni; più ti alleni, più migliori; più migliori, più ti diverti», ha detto l’ex campione olimpico. E a proposito di emozioni, che nel Teatro del carcere di Opera non sono mancante, un momento particolare durante lo spettacolo è stato il più commovente: alcuni detenuti hanno letto delle poesie, racconti, o note biografiche, dei corsisti sul tema dello sport.
Un’iniziativa fuori dal comune, che ha dato spazio ad una realtà di vita abbandonata dal mondo, degna di un meritevole riconoscimento di sensibilità.

Sonia Carrera
30 settembre 2012

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