Foxconn: iPhone 5 prodotto in condizioni disumane

Non è ancora in commercio eppure non si parla d’altro: il nuovo iPhone (il quinto dell’azienda di Cupertino, il primo dell’era post-Jobs) fa già sognare i patiti di smartphone.
Un display più grande, batteria e prestazioni migliorate e tanto altro ancora, spesso però non ci si domanda come vengano prodotti questi “gioiellini”.

La storia è vecchia, già tempo fa alcuni giornalisti avevano fatto vedere le precarie (quasi disumane) condizioni di lavoro alle quali erano costretti gli operai dell’azienda cinese Foxconn, che non produce solo prodotti per la Apple ma anche per altri grandi marchi come Hp e Microsoft.

Dopo lo scandalo la Foxconn aveva garantito che le cose sarebbero cambiate… saranno cambiate veramente? Per scoprire la verità, in vista del lancio del nuovo iPhone il reporter cinese Wang Yu si è finto un lavoratore ed ha così superato le rigide barriere di segretezza imposte dell’azienda.
Yu ha resistito per dieci giorni, poi tornato a vestire i panni del giornalista ha raccontato la sua esperienza nelle pagine dello  Shanghai Evening Post.
Prima di entrare a lavorare nella fabbrica Wang Yu ha dovuto compilare un questionario per la valutazione della sua salute mentale, per stimare la propensione al suicidio e successivamente firmare un contratto in base al quale sollevava l’azienda da ogni responsabilità per eventuali conseguenze negative.

I servizi tanto pubblicizzati offerti agli operai, come piscine e palestre, o non funzionavano o erano limitate all’uso di una biblioteca e una sorta di mini “festival” settimanale, l’unico momento di distrazione nell’arco di sette giorni.
Il dormitorio era buio, affollato, sporco e decisamente malsano con finestre sbarrate, talvolta sprangate e con scarafaggi e parassiti in gran quantità che si riproducevano non solo tra l’immondizia ma anche dentro gli armadi.

Solo dopo il corso di addestramento e la visita da parte dell’unico dottore, il giornalista ha potuto iniziare il lavoro, da svolgere nel turno di notte e senza poter mai lasciare il proprio posto. Il suo compito era quello di  assemblare la parte posteriore del nuovo smartphone di Apple: obiettivo era produrne cinque ogni minuto, per un turno di 10 ore. Wang ha ricordato così la sua esperienza:

“Il retro di un iPhone5 misi parava davanti agli occhi sul nastro trasportatore quasi ogni tre secondi. Il mio compito era sollevarlo, marcare quattro posizioni con un pennarello speciale, quindi riporlo sul nastro entro quei tre secondi senza errori. Dopo ore di questa azione ripetuta avevo dolori al collo e ai muscoli del braccio. Il nuovo assunto davanti a me, esausto, si è accasciato per riposarsi un po’. Il supervisore lo ha obbligato a stare in piedi in un angolo per 10 minuti, come a scuola. Abbiamo lavorato no-stop da mezzanotte alle sei del mattino. Poi ci hanno detto di lavorate ancora perché la linea di montaggio non poteva fermarsi. Sto morendo di fame e sono esausto”.

Basterà questa nuova dichiarazione per far cambiare le cose alla Foxconn?
L’azienda si è già detta pronta a verificare la veridicità di quanto affermato dal giornalista Wang Yu lasciando poche speranze in un miglioramento effettivo delle condizioni di lavoro degli operai.

Enrico Ferdinandi

14 settembre 2012

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