Car pooling e mobilità alternativa: quali scenari dopo UberPop?

Car pooling e mobilità alternativa: quali scenari dopo UberPop?

car_for_web copyNon illudiamoci: le recenti vicende culminate con la sospensione del servizio di UberPop, decretata dalla magistratura milanese in seguito alle accuse di concorrenza sleale mosse dei tassisti del capoluogo lombardo e non, sono solo l’ultimo episodio che dimostra come sul tema del car pooling e della smart mobility la situazione sia estremamente fluida, e il dibattito in piena evoluzione.

Qualcuno ricorderà forse che in passato la chiusura di Napster fu il preludio alla proliferazione di piattaforme alternative dedicate alla condivisione peer to peer di musica e altri contenuti digitali: con questo precedente, è lecito aspettarsi che in un breve lasso di tempo, grazie a servizi di geolocalizzazione sempre più sofisticati e disponibili sulla stragrande maggioranza dei dispositivi mobili, avremo di nuovo la possibilità di scegliere tra un ampio ventaglio di applicazioni per richiedere passaggi a pagamento con un semplice tocco sullo schermo del nostro telefonino, con la stessa facilità con cui oggi possiamo consultare le previsioni del tempo, controllare l’andamento di titoli in borsa o addirittura concludere la vendita di auto usate.

Se negli Stati Uniti l’offerta è certamente più ampia che in Europa, come dimostra l’elevato numero di applicazioni dedicate alla mobilità alternativa – solo a New York sono attualmente circa 75, tra cui Lyft e Sidecar – in Italia la partita si gioca per il momento sul filo dell’interpretazione data alle direttive europee, in merito alla definizione di servizi qualificabili a tutti gli effetti come trasporto pubblico.

Se Blablacar.it e altre analoghe piattaforme che permettono di far incontrare la domanda e l’offerta per la condivisione delle spese per spostamenti “sporadici” si sono mantenute al riparo da dispute legali, cosa aspettarsi in futuro per Letzgo, la nuova applicazione tutta italiana per il “car pooling urbano istantaneo”, già disponibile a Milano e presto estesa anche ad altre città italiane?

Le caratteristiche del servizio offerto dalla start up milanese sono infatti “pericolosamente” simili a quelle di Uber, se non fosse per il fatto che il tragitto desiderato va specificato in anticipo, e che non è obbligatorio (almeno per il momento) il pagamento al conducente. In un quadro giuridico ancora incerto, tuttavia, e con un governo evidentemente incapace di stare al passo con le evoluzioni tecnologiche, c’è da aspettarsi che le lobby interessate a mantenere il monopolio del trasporto urbano non vedranno di buon occhio questa ennesima inziativa, e daranno filo da torcere. La partita, insomma, è ancora tutta da giocare.

di Redazione

21 luglio 2015

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