Greenpeace accusa la Apple di usare “energia sporca”

Un rapporto dell’organizzazione ecologica denuncia i consumi energetici dell’Icloud. Apple si difende e contesta i risultati proposti dall’indagine

Le relazioni sono di nuovo tese tra la Apple e Greenpeace. L’organizzazione ecologica, che ha già spinto i produttori dell’Iphone e dell’Ipad a sopprimere dei materiali tossici usati per la fabbricazione dei propri prodotti, se la prende ora con le infrastrutture informatiche della Apple. In un rapporto pubblicato martedì la classifica tra le più inquinanti del mondo con quelle della Mircosoft e Amazon.

“Apple arriva ultima dietro Google e Facebook, che li precedono su questa questione. E una vergogna per questa impresa che ha costruito la propria reputazione sulla sua differenza”, ha commentato un portavoce di Greenpeace. Con questo rapporto ecologico vuole attirare l’attenzione su una causa di inquinamento ancora poco conosciuta. Per trattare i miliardi di dati che transitano su internet ogni giorno, i giganti dell’informatica hanno costruito un imponente “data center”, dei centri di dati che gestiscono milioni di computer. Queste strutture necessitano un alimentazione elettrica considerevole. “Alcuni consumano l’equivalente di circa 250.000 abitazioni europee” evidenzia Greenpeace. Negli ultimi anni, questi attori di internet si sono impegnati in una corsa tecnologica per ridurre i consumi delle loro centrali dati. Ma per Greenpeace, ciò non è bastato. Le imprese devono anche guardare il tipo di energia che consumano, come Facebook che “ha compiuto un importante passo verso questa decisione costruendo un data center, in Svezia, interamente alimentato da energie rinnovabili”. Secondo Greenpeace, Apple, Amazon e Microsoft si mostrano molto meno partecipi. Costruiscono senza tenere conto dei danni che possono provocare, usando “l’energia sporca” che tradotta nel linguaggio ecologico corrisponde all’energia nucleare. Apple, ha investito 1 miliardo di dollari per creare uno dei più grandi data center del mondo, precisamente nello Stato americano della  Carolina del Nord in cui il mix energetico lascia poco spazio all’energia rinnovabile (2,5%).La Apple ha rapidamente reagito a queste accuse. In un comunicato, l’impresa rivela che il proprio data center, una volta che sarà efficiente, consumerà cinque volte meno di quanto dichiarato da Greenpeace. Indica anche che il suo centro dati sarà alimentato al 60% dall’energia rinnovabile prodotta sul sito, grazie a un vasto campo di panelli solari. Secondo il sito specializzato DataCenterKnowledge, “ Apple avrebbe chiaramente ricevuto un miglioramento dal punto di vista delle sue consumazioni” se Greenpeace aveva utilizzato la cifra di 20 megawatts, e non di 100. La stessa organizzazione martedì sera si è congratulata della trasparenza mostrata sul suo consumo energetico. Amazon e Microsoft, non hanno ancora dato nessun segno di reazione.

Manuel Giannantonio

18 aprile 2012

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