E’ morto Osama Bin Laden: quando festeggiare la morte unisce i popoli

di Enrico Ferdinandi

Festeggiare la morte altrui, specialmente se riguarda quella di un nemico, può essere un gesto in grado di dividere culture lontane per usi, geografia, ideologie e tradizioni, ma non sempre è così. La notizia della morte di Osama Bin Laden, il più grande terrorista della nostra epoca è stata accolta negli U.S.A. con festeggiamenti da ultimo dell’anno.

Indubbiamente per gli americani sapere che il loro più grande nemico sia stato ucciso è una buona notizia, sono state molte le famiglie distrutte dopo il tragico attentato dell’11 settembre 2001 e solo con molta fatica gli Stati Uniti sono riusciti a riprendersi, superando la paura per il pericolo di nuovi attentati  ed andare avanti.È stato Barack Obama ad annunciare la notizia in un discorso in diretta all’intera nazione. Dalle sue parole si evince (grazie al ricorso spropositato della prima persona) che teneva particolarmente a far sapere agli americani quanto egli abbia lavorato per “eliminare” Bin Laden e quanto ciò sia motivo di vanto e di prestigio, anche in vista delle venture elezioni per le presidenziali. Queste le sue parole: ”La scorsa settimana sono giunto alla conclusione che avevamo informazioni di intelligence sufficienti per entrare in azione ed ho autorizzato una operazione per catturare Osama Bin Laden ed assicurarlo alla giustizia”. Affermando poi che: ”Oggi, con la mia autorizzazione, gli Stati Uniti hanno lanciato una operazione mirata contro un fabbricato in Abad Abad, in Pakistan un piccolo team di americani ha effettuato l’operazione con coraggio e bravura straordinari. Nessun americano e’ rimasto ferito. I militari hanno fatto tutto il possibile per evitare che vi fossero vittime civili. Per Obama: “giustizia e’ stata fatta” con l’uccisione di Osama Bin Laden.
Ma se per un secondo ci si ferma per riflettere sui fatti ci si rende conto che c’è qualcosa in comune fra Bin Laden e gli americani che in queste ore hanno appreso della sua scomparsa: Festeggiare la morte altrui.
Lo fece Bin Laden con fierezza dopo l’attentato alle torri gemelle e lo stanno facendo gli americani oggi dopo la notizia del decesso del loro più grande nemico. Due culture differenti entrambe unite dallo stesso modo di concepire la sconfitta del nemico. La morte non dovrebbe essere un modo per porre fine ai problemi o alle azioni di un uomo, almeno non dovrebbe esserlo all’interno di una società eticamente e moralmente evoluta.

 

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