Allarme siccita’: l’Italia rischia di rimanere a secco

L’Italia si è lasciata alle spalle da poche settimane uno degli inverni più rigidi degli ultimi decenni, che ha imbiancato la maggior parte della penisola e causato non pochi disagi, e già si parla di allarme siccità per l’estate ventura.
Fra i primi a far notare a situazione di pericolo è stato Massimiliano Pasqui, dell’Istituto di biometeorologia del Cnr, che ha affermato: “Ci sono tutte le premesse – per pensare ad un allarme siccità – perché i mesi invernali si sono già distinti per una carenza idrica notevole che proietterà effetti negativi nel prossimo futuro, probabilmente sull’intera annata”. Pasqui ha inoltre spiegato che: “Per misurare la siccità meteorologica usiamo tre riferimenti. Se non piove per tre mesi abbiamo una crisi superficiale che colpisce l’agricoltura e i boschi.

Oltre i tre mesi e fino ai nove la crisi altera le falde superficiali e i corsi d’acqua; dai nove a 12 mesi si incide negativamente sulle falde più profonde creando problemi seri. Ecco, ora ci troviamo nella seconda fase di crisi intensa che riduce pure l’acqua dei pozzi”.
Dello stesso parere il climatologo Giampiero Maracchi, per lui quella che sta per arrivare sarà una delle estati più calde degli ultimi 15 anni, ma ciò che preoccupa sta nella constatazione che le: “precipitazioni – afferma Maracchi – non sono state sufficienti a riempire pozzi, fiumi e invasi, da dove proviene l’acqua che si beve. D’ora in poi, anche se dovesse piovere normalmente, l’acqua caduta non si accumulerà perché l’evaporazione la disperderà”.

Anche 3bmeteo.com (uno dei siti di meteorologia più visitati su internet) ha fatto notare che il mese di marzo che si sta per concludere ha già lanciato un primo campanello d’allarme in quanto si è registrato un: “clima quasi estivo – dice Daniele Berlusconi di 3bmeteo –anche città come Milano, Firenze, Bologna, Bolzano, Forlì, Parma, Ferrara hanno toccato i 26 gradi, Torino, Verona, Bergamo e Pescara 25, sfiorando i record di temperatura più alta per il mese”. Daniele Berlusconi precisa poi che a causare questo caldo record è stato l’anticiclone delle Azzorre che: “proprio come in piena estate si è espanso verso l’Europa, bloccando la strada alle perturbazioni atlantiche, e ha portato tempo soleggiato e clima quasi estivo in Italia e in Europa occidentale”.
    
Non è solo l’anticiclone delle Azzorre però ad aver causato queste temperature record, Giampiero Marocchi ha precisato che l’arrivo dell’anticiclone è solo l’effetto di cambiamenti climatici che: “hanno provocato uno spostamento della traiettoria delle masse d’aria. Le perturbazioni si sono spostate sul Nord Europa ad alte latitudini a causa della cella tropicale di Hadley, un’area di alta pressione che si e’ spinta piu’ a settentrione”.
Le temperature più alte hanno causato quindi un evaporazione maggiore delle acque.

Fra le regioni che in estate avranno più problemi a causa della siccità troviamo la Toscana dove l’invaso del Bilancino ha accumulato solo 30 milioni di metri cubi, un terzo della sua capienza e dove l’Arno attualmente registra una portata d’acqua pari ad un decimo rispetto alla sua normale attività. Situazione questa comune alla maggior parte delle regioni italiane.
I problemi più grandi saranno legati all’agricoltura, per la Coldiretti, in Toscana, si avrà un calo di produttività (di olive, granturco, mais e frumento) del 50% con una perdita di oltre 2 milioni di quintali di grano per un valore che si aggira intorno ai 60 milioni di euro.

Non pochi mesi fa, nel referendum che voi tutti ricorderete si è votato per evitare la privatizzazione dell’acqua, ora per evitare che diventi un bene “latitante” occorre un’inversione di tendenza anche in quelli che sono gli usi ed i costumi degli italiani. Lo ha ricordato anche il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, che ha inviato ai sacerdoti della diocesi un testo di una preghiera da recitare per ottenere “il dono della pioggia”, la richiesta d un aiuto “divino” in questo periodo di grande siccità non sarebbe di certo sgradito: “Le notizie diffuse dai media in questi giorni – scrive Betori – confermano quanto è sotto i nostri occhi: non piove e le nostre terre si trovano a fare i conti con la siccità. Questa difficoltà non riguarda soltanto i nostri fiumi, i nostri laghi e le nostre campagne o le nostre dispense, ma mette in discussione anche il nostro stile di vita. Il problema dell’acqua infatti è di vasta portata ma chiama comunque ciascuno di noi a maggior sobrietà nei consumi e a responsabilità nell’uso di questo bene prezioso e limitato”.

Un bene così limitato che sia nelle città che nelle campagne, dove i terreni sono induriti e non si può seminare, si comincia a parlare di razionamenti dell’acqua. Acqua che manca per la fase di crescita primaverile di frutta e verdura.

Sobrietà e responsabilità, questo viene chiesto agli italiani, riusciremo a capire questi principi prima che sia troppo tardi?

Enrico Ferdinandi

30 marzo 2012

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