Violenza negli stadi di calcio, fenomeno culturale solo italiano

Ci hanno già provato in tanti. Ministri, presidenti, questori, perfino il papa aveva fatto delle suppliche in merito, ma sembra che in questo campo, perlomeno nel nostro Paese, ci sia poco da fare. La violenza negli stadi è principalmente un fenomeno culturale. Spesso i nostri impianti (vecchi e fatiscenti per altro) anziché  ospitare famiglie e bambini, sono popolati dalla parte  peggiore che la nostra società possa presentare.

Nel corso degli anni abbiamo visto di tutto, dai motorini che rotolavano dalle gradinate,  ad improbabili “uomuni ragno” serbi che tagliavano le reti di protezione, bombe, bomboni e quant’altro. Purtroppo gli stadi italiani sono lo specchio della nostra società che difficilmente possiamo ancora chiamare civile nel suo significato compiuto.
Nel nostro paese la certezza della pena è stostituita da quella di farla franca in ogni modo, e dunque atteggiamenti di questo tipo sono il minimo che ci si possa aspettare. Il paragone con il calcio inglese è per noi mortificante, sia dal punto di vista culturale che da quello dell’ordine pubblico. Negli stadi d’oltremanica si ha la sensazione di  intervenire  ad una festa o di essere a teatro,  e non di partecipare a scontri tra uomini primitivi!
Per arrivare a questi livelli di eccellenza si sono rese necessarie leggi molto severe che facessero da deterrenti ai teppisti , e giudici che avessero  il coraggio di metterle in atto. Per quanto riguarda le leggi  In Italia siamo ben forniti, ne avremmo qualche milione nel nostro codice di procedura penale. Il solo piccolo, trascurabile problema è che queste non vengano  in alcun modo applicate!
Ma questo sarebbe solo un palliativo, come si diceva, a spearaci dalle culture calcistiche di altri paesi ci vi è un’abisso. Non sappiamo perdere. E’ insita in noi la cultura del sospetto, del complotto. L’arbitro può passare dall’essere un’eroe ad un criminale a seconda delle decisioni prese, intere trasmissioni televisive  parlano per ore di sudditanze, stanze dei bottoni, poteri forti…
Linguaggi totalmente sconosciuti  a paesi differenti dal nostro che vivono lo sport in maniera diversa  e che non dimenticano mai cosa sia in realtà il calcio: un gioco! Per quanto riguarda la modernità degli stadi (condizione indispensabile per garantire la sicurrezza), siamo molto indietro rispetto agli stati esteri. Primo  impianto di calcio a gestione privata è stato quello della Juventus che farà (si spera) da apripista per un cambiamento generale di questo sport.
Sarà anche un notevole banco di prova per i tifosi, che non avendo più barriere davanti a se (come invece accadeva al vecchio “Delle Alpi”), saranno  (finalmente) responsabilizzati  ed inchiodati alle loro responsabilità. Gestione privata significa sicurezza più efficiente, manutenzione più rapida e, cosa più importante, trasforma quella che era un “rudere” statale, totalmente improduttivo, in una buona opportunità di sviluppo economico e di occupazione.
Infatti non è più il luogo dove passare soltanto i 90 minuti dalla partita, ma un “salotto” dentro al quale è possibile accedervi ogni giorno della settimana, con visite guidate all’impianto, meuseo dedicato alla squadra e tutto quello che in qualche modo possa attirare la clientela.
Questo ci si augura possa essere l’imput generale per lo sport che tanto amiamo e che non vogliamo ci venga portato via da qui teppisti che nulla hanno a che fare con il calcio, e che fatti come l’Heysel di cui noi (e non solo) abbiamo memoria, non si verifichino mai più!

Marco Maoddi

26 marzo 2012

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