Il prete gay “licenziato” dalla Curia

Era il 3 marzo quando veniva diffusa la notizia del “licenziamento” di don Mario Bonfanti, responsabile pastorale della piccola comunità di Perego, in provincia di Lecco, da parte del vicario generale della Diocesi di Milano Carlo Roberto Maria Redaelli. Il parroco venne allontanato per le sue prese di posizione, alcune delle quali espresse sul social network Facebook, a favore delle coppie gay e della somministrazione dei sacramenti ai divorziati.

 

In particolare furono due gli episodi a spingere la Curia a quella drastica decisione. Il primo alla fine dello scorso gennaio, quando sul foglio degli avvisi, in occasione della festa della famiglia, don Bonfanti invitò a riflettere sulle famiglie allargate, sulle coppie di fatto, sulle unioni omosessuali. Il secondo lo scorso 14 febbraio, quando sul suo profilo Facebook decise di condividere su internet un link di Amnesty International in cui si leggeva che “ogni giorno in Europa, alle persone lesbiche, gay, bisessuali, viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione, di manifestazione”, commentando “purtroppo capita anche in Italia…specie nella Chiesa”.

Da quel giorno la comunità cattolica di Perego ha deciso di sollevarsi contro l’allontanamento: le strade della città sono state tappezzate da striscioni che recitano “noi stiamo con don Mario”, sono state raccolte circa mille firme su una popolazione di 1.700 anime, e domenica sera si è tenuta addirittura una fiaccolata sulle colline brianzole.

Don Mario Bonfanti da parte sua ha risposto alle polemiche in un’intervista a Il Giorno, facendo outing (è una realtà che tutti i miei parrocchiani sanno bene, sono gay e allora?”), affermando che non vi sarebbe alcuna differenza tra un prete eterosessuale e uno omosessuale, e infine accusando ambienti ecclesiastici di omofobia: “Da quando ho cominciato a essere sincero per me sono cominciati i problemi. È per questo che parlo di omofobia all’interno della chiesa. Da quando ho affrontato questi argomenti sono iniziate le difficoltà”.

Parliamo di una vicenda che può apparire quasi insignificante e, riguardando un piccolo paesino lecchese, distante dalla propria quotidianità. In realtà, lo scandalo dimostra che anche il mondo della Chiesa non è immune dall’emergere di quei cambiamenti che caratterizzano la moderna società civile. Per di più, la reazione compatta della comunità cattolica ci consegna l’immagine di una collettività religiosa che rifiuta di piegarsi alla volontà dei vertici clericali e, in questo modo, spinge per l’incontro e l’accoglimento di queste nuove tematiche sociali.

Ermes Antonucci

18 marzo 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook