Disoccupazione in aumento per i laureati

Non lascia vie di scampo il XIV Rapporto Almalaurea, non solo la disoccupazione giovanile è oggi superiore al 31%, ma la disoccupazione è in aumento soprattutto fra i laureati.

La ricerca ha coinvolto circa 300 mila ragazzi ed è stata compiuta da un consorzio interuniversitario che ha dimostrato come la disoccupazione dei laureati triennali è passata dal 16% del 2009 al 19% del 2010.

E se i neodottori nelle lauree triennali non navigano in buone acque lo stesso vale per coloro che hanno conseguito lauree specialistiche la cui disoccupazione cresce dal 18 al 20 percento. Notizie cattive anche per i laureati nei corsi cosiddetti a “ciclo unico” come medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza, anche per loro è sempre più difficile trovare lavoro e oggi il 19% dei laureati in queste materie è oggi disoccupato, rispetto al 16,5% degli anni precedenti.

Situazione critica anche per chi riesce a trovare, con enormi sforzi, un posto dopo la laurea. Lo stipendio dei neodottori ad un anno dalla laurea ha perso ulteriormente potere d’acquisto e si attesta sui 1.105 euro mensili netti per i laureati di primo livello, 1.050 per gli specialistici a ciclo unico e 1.080 per gli specialistici.

Addio anche al posto fisso, al suo posto contratti a tempo determinato e interinali, affiancato da forme di occupazione parasubordinata e del lavoro nero. Solo il 42% dei laureati riesce ad accedere al posto di lavoro fisso, a fronte di una crescita all’8% della disoccupazione.

“Si tratta di un fenomeno piuttosto preoccupante” ha affermato Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea “Del resto basta dare un’occhiata agli investimenti fatti in questo periodo dal nostro Paese in questo settore. Francia, Germania, tutti i Paesi Europei hanno investito di più nelle professioni qualificate per uscire dalla crisi, l’Italia è l’unica in controtendenza” tutto ciò a fronte di una situazione tutt’altro che rosea “Abbiamo una percentuale di laureati modesta rispetto alla media Ocse, abbiamo una classe dirigente oltre 55 anni poco scolarizzata e per di più investiamo pochissimo su questo fronte”.

Inoltre Camilleri lancia un monito alle istituzioni “Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano, non facendosi carico di quanti, anche al termine di lunghi, faticosi processi formativi, affrontano crescenti difficoltà ad affacciarsi sul mercato del lavoro, a conquistare la propria autonomia, a progettare il proprio futuro”.

Un futuro che i giovani laureati vedono sempre più nero.

Valentina Vanzini

7 marzo 2012

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