Sanremo 2012: siamo tutti protagonisti

Questo Sanremo 2012 è stato molto utile per capire chi siamo. Vi domanderete, forse, perché?
Perché ha aderito al meglio con quella che è la realtà quotidiana del nostro bel paese. Perché meravigliarci di scandalose rivalità fra prime donne, sermoni giudicati austeri ed inutili e tante parolacce a fare da contorno quando nella vita di tutti i giorni è questo ciò che si vede?

Questo Festival ci ha insegnato prima di tutto che l’italiano del nuovo millennio è protagonista. No, non vuole, non vorrebbe e non cerca di esser protagonista lo crede e basta. Una tendenza già in atto da anni e messa in moto ancor più velocemente da social network quali Facebook,  ma soprattutto Twitter, che hanno reinventato il significato di partecipazione ad una manifestazione, ad un esibizione ad un festival. Così nel corso delle serate tutti si sono sentiti protagonisti, tutti a partire dal pubblico che, tralasciando ipotetiche messe in scena, non ha mai perso occasione per attirare l’attenzione con grida, risate isteriche (come la donna che ha più volte interrotto la performance di Siani), contestazioni da corteo sindacalista, fino ad arrivare ai personaggi principali. Per descrivere il tutto basta narrare gli ultimi minuti del festival, Emma (la vincitrice) non vedeva l’ora di prendere il Leoncino, dire le sue frasi di rito e cantare senza nemmeno ricordare i nomi di chi le aveva scritto la canzone, il sindaco che le stava per dare il premio ha pensato di rivolgersi a Morandi per chiedergli di riferire a Monti della grave situazione economica nella quale vige Sanremo e Morandi, che come molti hanno affermato ha scambiato il festival per una maratona, non vedeva l’ora di tagliare il nastro e farsi una doccia.
Allora non meravigliamoci se prime donne scendono seminude (potremmo anche togliere il semi) e le reazioni sono più di ilarità che di sdegno, se gli unici momenti di speranza nel futuro sono stati contestati e se non vi era in questo festival un sufficiente grado di cultura: perché gli spettatori vogliono questo. Così quello che dovrebbe esser un momento di svago leggero ma allo stesso tempo esclusivo ed in grado di trasmettere attraverso la musica quei valori e quelle virtù che dovrebbero guidare un popolo come il nostro si trasforma per buona parte del tempo in quella che potrebbe esser scambiata facilmente nell’esibizione canora di una sagra popolare, dove tutti vogliono esser protagonisti ma nessuno è in grado di esserlo perchè non è in grado di rispettare il suo ruolo.

Enrico Ferdinandi

20 febbraio 2012

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