Quote Bianche per aprire le porte della politica ai disabili

Un comitato promotore composto da undici associazioni, capitanate dal Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano (Modavi) e dal presidente dell’Associazione, Irma Casula, ha avanzato la proposta di introdurre le “Quote Bianche”. Di cosa si tratta?
Nel manifesto del comitato (lo potete trovare a questo link: http://www.modavi.it/it/archivio-notizie-italia/373) si avanza l’idea di istituire una legge: “identica a quella delle cosiddette ‘quote rosa’ obblighi alla presenza di una percentuale garantita, almeno il 5%, di persone con disabilità nelle liste elettorali e negli organi rappresentativi dello Stato.”

In questo modo si potrebbe garantire maggior spazio alle persone disabili in politica, solo episodicamente presenti nelle istituzioni governative o nella rappresentanza politica. In Italia – scrivono le associazioni nel manifesto – vivono oltre 5 milioni di persone con diverse forme di handicap, e in Europa il popolo delle disabilità arriva almeno a 50 milioni: questa “parte consistente” della popolazione italiana ed europea “non ha rappresentanza nelle istituzioni, nei governi, nelle amministrazioni locali, nei consigli di amministrazione aziendale e negli enti pubblici”.
Nel manifesto programmatico si può leggere inoltre di come sia: “evidente l’immoralità di questo atteggiamento “ghettizzante” della politica e della società, come è evidente il gravissimo vulnus ai principi fondamentali della democrazia. Impedire, di fatto, ad una percentuale così grande di cittadini la partecipazione alla promulgazione delle leggi, escluderla dalla possibilità di contribuire allo sviluppo sociale e dal diritto di controllo sulle attività delle Istituzioni di governo, lede ogni principio etico e civile”
Irma Casula, Presidente del Modavi, ha invece dichiarato: “Le Quote Bianche sono uno strumento per facilitare l’ingresso, in politica e nelle istituzioni, di chi certamente, a prescindere dai meriti personali, incontra più ostacoli di altri. Essere disabile non impedisce di occuparsi, con sensibilità e competenza, di ogni aspetto della società, dal welfare alla politica estera. L’esperienza personale li rende certamente più attenti nei confronti della propria categoria, ma questo deve essere una risorsa e non un limite: non c’è motivo per cui un disabile debba occuparsi esclusivamente di disabilità”.
Molte le associazioni che hanno già plaudito a questa iniziativa e si sono dichiarate pronte a contribuire, come ad esempio, Giovanna Binetti, Presidente di Sos Handicap, che ha dichiarato: “Guardiamo con attenzione la proposta del Modavi perché le persone con disabilità hanno bisogno di una maggiore rappresentanza politica. Attraverso gli occhi delle persone con disabilità la politica potrà scorgere mille sfaccettature in più della società”.

Jessica Frasca

10 febbraio 2012

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