Megaupload: quale futuro aspetta a Kim Dotcom ?

L’arresto di Kim Dotcom, il fondatore del sito Megaupload Limited ha innescato la chiusura del più grande sito di streaming sulla rete animando le polemiche sulla questione dei diritti d’autore. Il tutto è stato condotto da una vaste inchiesta targata FBI. Gli elementi a carico di Kim Dotcom sono stati presentati a una giuria che su questa base ha presentato l’accusa di Kim Dotcom e soci ordinando il sequestro dei loro beni, compresi i server, i nomi di dominio dei siti indagati, conti bancari, macchine di lusso, opere d’arte.

Le autorità americane hanno ottenuto un mandato d’arresto internazionale chiedendo l’esecuzione dello stesso sulla base di accordi internazionali con le autorità della Nuova Zelanda, stato in cui si trovava Kim Dotcom in quel momento. Il giudice neo zelandese dunque ha deciso di sistemare in detenzione provvisoria Kim Dotcom. La sua richiesta di liberazione su cauzione è appena stata respinta, la prossima udienza sul caso avrà luogo il 22 febbraio 2012 e certamente promette di aver puntato tutti gli occhi del mondo. Che resti in prigione o possa beneficiare di un controllo giudiziario, la domanda di estradizione delle autorità americane sarà esaminata scrupolosamente dalla giustizia neozelandese. Se accolta, questa richiesta potrebbe inviare gli accusati negli Stati Uniti dove sarà successivamente un giudice americano che deciderà la loro sorte nel corso del processo. A Kim Dotcom viene principalmente inputato il fatto di aver distribuito e riprodotto nella piena consapevolezza della violazione della legge sul diritto d’autore, copie contraffatte sui server di Megaupload Limited e altri siti associati. L’obiettivo primario del sistema architettato da Kim Dotcom era quello di favorire la diffusione di opere contraffatte per trarne un beneficio non solo di natura economica. Secondo l’accusa, gli accusati avrebbero tratto un profitto dall’attività del sito quantificabile in circa 175 milioni di dollari. L’incitamento al pirataggio e il carattere intenzionale nel perseguire tale obiettivo consistono senz’altro ad aggravare la posizione legislativa dei coinvolti. Avrebbero inoltre incitato gli utenti tramite l’ausilio di un sistema di retribuzione caricato sui server delle copie contraffatte molto richieste (come le serie televisive o film recenti). Inoltre, non hanno agito seriamente e in maniera decisa per limitare l’utilizzo dei loro server al fine di scambiare file contraffatti (sfruttando il principio di condivisione di file denominato File Sharing) cercando di aiutare l’applicazione della legge prevista per questo particolare caso. Per esempio i conti degli utenti abituali conosciuti non sono stati chiusi impendendo loro di continuare ad agire. In base al diritto americano, le pene previste ammontano fino a 50 anni di carcere, escludendo gli aspetti finanziari. La procedura dell’accusa davanti a una grande giuria non risulta contradittoria, possiamo immaginare che la difesa si concentrerà essenzialmente sulla procedura di estradizione che sarà esaminata in funzione della legislazione neo zelandese. La difesa probabilmente invocherà il fatto che offrivano semplicemente un servizio di stoccaggio ma nel diritto americano, secondo la legge DMCA un contenitore di questo tipo di materiale non è responsabile dello stoccaggio su richiesta degli utenti del sito. Tuttavia per beneficiare di questa esenzione, il fornitore deve soddisfare determinate condizioni non essendo a conoscenza della mancante applicazione per i diritti d’autore. Certamente visto il periodo di attività longevo della piattaforma in rete  Megauopload Limited, viene lecito chiedersi per quali motivi non sia stata chiusa prima soprattutto se i server maggiormente impegnati risiedevano proprio negli Stati Uniti. Senza dubbio è occorso del tempo per permettere al sito di raggiungere una certa ampiezza prima che l’FBI riunisca tutti gli elementi necessari per la realizzazione di un dossier che permetteva di perseguire legalmente il fondatore del sito senza contare il tempo impiegato per coordinare le azioni al livello internazionale.

Manuel Giannantonio

27 gennaio 2012

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