Megaupload: Kim Dotcom chiede la liberazione

Kim Schmitz alias Kim Dotcom  saprà mercoledì  cosa gli riserva la giustizia neozelandese. Lunedì l’esuberante fondatore del sito Megaupload è di nuovo stato presentato di fronte ad un giudice a Auckland, per chiedere la propria liberazione su cauzione che gli è già stata rifiutata una volta. Secondo quanto riferito dall’avvocato, Kim Dotcom non ha alcuna intenzione di rilanciare i suoi siti per la visualizzazione di file in modalità streaming già sospesi dall’FBI giovedì. Il tedesco di 38 anni padre di tre bambini, desidera raggiungere la propria moglie incinta di gemelli.

“Non è certamente il tipo che può passare inosservato di fronte alla dogana  e ai controlli dell’immigrazione” ha dichiarato l’avvocato riferendosi a l’imponente hacker alto due metri per 130 Kg. Di ben altro avviso è invece la procura che non ritiene così impossibile l’eventualità di una fuga. Ricercato già dagli inizi degli anni 2000 dalla giustizia tedesca  per il suo diretto coinvolgimento in un caso di Insider Trading, un reato che prevede la compravendita di titoli (valori mobiliari: azioni, obbligazioni, derivati) di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all’interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni riservate non di pubblico dominio, Kim Dotcom si è poi rifugiato in Tailandia. Gli Stati Uniti d’America hanno occato 50 milioni di dollari attivi del proprietario di Megaupload Limited su una cinquantina di conti bancari, l’FBI è convinta che quella non è la somma di tutto il denaro depositato su i suoi diversi conti. A costituire un’altra fonte problematica da parte delle giustizia neozelandese nei confronti di Kim Dotcom è senz’altro la resistenza opposta nel corso del suo arresto. Durante l’assalto condotto da 76 poliziotti  appoggiati dall’intervento di due elicotteri, il magnate del download si è nascosto in una stanza in cui è stato ritrovato con un fucile a canne mozze, tre passaporti e quaranta cinque carte di credito che l’avvocato ha descritto come oggetti di collezione. La giustizia americana rimprovera a Kim Dotcom e soci di aver guadagnato 175 milioni dollari di profitti  grazie alla condivisione in rete di materiale privo di diritto d’autore.
Sono stati arrestati anche altri due associati all’operazione Megaupload, un tedesco di 39 anni e un estone di 32 anni, sono stati arrestati questo  weekend in Europa. Resta introvabile per ora uno slovacco.  Secondo la difesa del fondatore del sito l’inchiesta delle autorità americana accumula gli errori di descrizione del funzionamento del sito. L’avvocato infatti ha affermato che : “Il suo business non era quello di riprodurre o copiare materiale illegale ma di promuovere la creatività degli artisti come Youtube”.  Mentre l’inchiesta prosegue la stampa neozelandese accumula le rivelazioni sul tenore di vita di Kim Dotcom, che è sbarcato nel paese nel 2010 in una delle ville più lussuose dell’isola. Secondo la rivista New Zealand Herald, era conosciuto per aver finanziato, qualche mese dopo il suo arrivo, il fuoco d’artificio di capo d’anno e speso circa 8 milioni di dollari in yacht nel mediterraneo. Tra le cose sequestrate nella sua abitazione alcune Mercedes e una Cadillac rosa del 1959 e una Rolls Royce immatricolata “GOD”(dio) forse un’idea figlia di un delirio di onnipotenza.  Il magnate del download aveva ancora numerosi progetti in cantiere. Ha appena realizzato uno dei suoi colpi migliori arruolando delle star della musica americana tra i quali Kanye West e Puff Daddy per cantare sui meriti del proprio sito. Questa canzone ha avuto neanche a dirlo, un grande successo sul web con circa 3 milioni di collegamenti. Nel suo ultimo accordo preso nel corso del mese di dicembre Kim Dotcom ha ammesso che avrebbe messo la testa apposto in virtù del fatto che è padre di famiglia e dunque sottoposto a una certa responsabilità. Evidentemente ci è voluto un po’ troppo.  

Manuel Giannantonio

23 gennaio 2012

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