Web contro SOPA e PIPA

Lo sciopero numerico di centinaia di siti “operazione Black Out” di cui la versione inglese di Wikipedia e anche la celebre piattaforma di Blog WordPress, mercoledì 18 gennaio, ha portato i suoi frutti.

Una ventina di parlamentari americani hanno deciso di ritirare il loro sostegno alle due controverse proposte di legge : la SOPA (Stop On line Piracy Act) presentata alla camera dei rappresentanti e il PIPA (Protect Intellectual Property act) presentata di fronte al senato. La Cyber Action è stata avviata mercoledì 18 gennaio da Wikipedia che aveva chiuso il sito inglese per l’intera giornata, sostituendo all’Home page un messaggio che sosteneva l’abbandono delle proposte della Casa Bianca. Google invece ha pubblicato una pagina specifica per spiegare la sua opposizione alla legge e il Social Network Facebook ha ricordato ai suoi utenti di opporsi alla legislazione contraria agli interessi della rete. Il successo dell’operazione rappresenta una chiara testimonianza che il Web è diventato un arma efficace nelle mani dei giganti della Silicon Valley quando si tratta di competere con i grandi gruppi di pressione tradizionale abituati alla collaborazione di Washington. L’autore di “L’ascensione e il declino degli imperi dell’informazione” Tim Wu, assicura sul New York Times che: “Il fatto che gli attori di Internet riescono ad opporsi alle più potenti lobby degli Stati Uniti è veramente un fatto inedito”. Molto si è parlato della SOPA e della PIPA ma cosa rappresentano esattamente ? Sono due proposte di legge americane molto controverse che mirano essenzialmente alla lotta del Download illegale e lo streaming di opere protette dal diritto d’autore. Proprio in queste ore è stato reso noto con un comunicato ufficiale la chiusura del sito Mega Upload, che conteneva materiale video come film e telefilm in virtù della norma sulla violazione dei diritti d’autore. L’FBI ha arrestato Kim Schmitz fondatore del sito. Le proposte di legge prevedono una serie di sanzioni contro siti accusati di contenere materiale illegale. La misura senz’altro più controversa prevede l’obbligo imposto ai fornitori di filtrare i siti in causa. Altre disposizioni invece riguardano multe, blocco dei conti finanziari dei proprietari dei siti e il sequestro dei domini dei siti. In seguito alla reazione manifestata in rete da parte dei principali attori del web, gli stessi promotori di questa legislazione hanno effettuato passi indietro come il bloccaggio previsto per i siti che “ospitano” materiale illegale. Secondo i principali gruppi del web, questa legge favorirebbe le Majors cinematografiche e musicali nel potere identificare i siti che infrangono la legge sui diritti d’autore. Nel corso della loro presentazione presso il parlamento americano queste leggi avevano tutte le carte in regola per farsi votare facilmente nell’ottobre del 2011. Godevano del beneficio di un largo consenso sia repubblicano sia democratico e anche della camera di commercio americana e nell’industria. La News Corps insieme alle majors cinematografiche del cinema e della musica erano pronte a sostenere le suddette proposte di legge. Ma i giganti della rete pur condividendo la lotta alla pirateria in rete contro i diritti d’autore, disapprovavano i metodi proposti dal SOPA e dalla PIPA. La lotta dunque, non è ancora finita e per il momento, circa trenta parlamentari non hanno ancora espresso la loro preferenza non avendo ancora deciso da che parte stare. Quello che è certo è che la mobilitazione della rete per ora ha avuto i suoi effetti.

Manuel Giannantonio

20 gennaio 2012

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