Le affermazioni di Bülent Arinç in campagna elettorale scatenano una valanga di sorrisi

Le affermazioni di Bülent Arinç in campagna elettorale scatenano una valanga di sorrisi

donne-turche-risate«Una donna sa cosa è haram (morale) e cosa non è haram (immorale). Per questo non riderà in pubblico, non assumerà atteggiamenti ammalianti e proteggerà la sua castità»: queste le parole del vice premier turco Bülent Arinç, portavoce del governo islamico-conservatore, pronunciate lunedì in un discorso sulla dissoluzione dei costumi nel Paese, durante l’Eid al-Fitr (Eid, in arabo significa “festa” e Fitr, “fine del digiuno”), festa che segna la fine del Ramadam. Le parole di Arinç non si sono fermate qui ma sono proseguite attaccando il consumismo, la televisione, i mass media, i telefoni cellulari il cui uso «eccessivo» minerebbe la moralità e renderebbe gli adolescenti dipendenti dal sesso. Immediata la risposta: più di trecentomila le foto di donne sorridenti, non solamente turche, condivise su Twitter con l’hastag #kahkaha (ridere) e #direnkahkaha (resistere e ridere). Dichiarazioni fatte in piena campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il 10 agosto (con eventuale ballottaggio il 24 agosto), addirittura rincarate da Arinç in un intervento televisivo di questi giorni: «Ci sono delle donne che partono per le vacanze senza il marito e altre che non riescono a trattenersi dall’aggrapparsi a una barra verticale», riferendosi alle ballerine di pole dance.Bülent Arinç è il braccio destro del Primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, fondadore del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) al potere in Turchia dal 2002. In questi anni la spinta conservatrice ha portato ad una limitazione dei luoghi e dei modi di espressione (rete internet, web e social network, denunce per diffamazione verso i giornalisti ostili esercitando pressioni su media critici perché adottino un tono più moderato). L’ATK vede la «famiglia forte» con tanti bambini come fondamento della società turca. Secondo Erdogan «la forza di una nazione risiede nelle sue famiglie e la forza delle famiglie risiede nel numero dei loro figli» perché «no o due bambini significa bancarotta. Tre bambini invece significa che stiamo migliorando. Per questo, ripeto che sono necessari almeno tre bambini per ogni famiglia, perché la nostra popolazione rischia l’invecchiamento, come nel resto d’Europa», pericolo per ora inesistente visto che il 50% della popolazione è sotto i ventisei anni, una popolazione giovane e in fermento.Con Erdogan e il suo partito la Turchia ha raggiunto una stabilità politica ed economica senza precedenti, ma l’AKP viene accusato di voler minare la separazione tra potere politico e potere religioso, alla base della repubblica fondata da Mustafa Kemal Ataturk nel 1923 seguendo una ideologia nazionalista e occidentalista avversa al clero musulmano.L’attuale premier turco rimane comunque il favorito alle prossime elezioni (le elezioni locali di qualche mese fa hanno visto trionfare l’AKP) nonostante gli scandali di corruzione, le accuse di autoritarismo, le proteste, le rivendicazioni democratiche, gli scontri di Piazza Taksim e Gezi Park e la reazione scatenata dalle recenti dichiarazioni del vice premier. Sarà la prima volta che il successore di Abdullah Gul, attuale Presidente moderato e poco incline agli estremismi, verrà deciso attraverso elezione diretta a suffragio universale, con le urne aperte anche per i turchi residenti all’estero. Erdogan, premier per due mandati che non può più essere eletto per il terzo nonostante tentativi di modificare la Costituzione, ha due avversari politici in questa corsa presidenziale: Ekmeleddin Ishanoglu —- Partito del Popolo repubblicano (CHP) e Movimento nazionalista (MHP) — e Selahattin Demirtas — Partito Democratico del Popolo (HDP). Ekmeleddin Ishanoglu, intellettuale di settantacinque anni, aveva risposto immediatamente via Twitter alle dichiarazioni di Bülent Arinç dicendo che «la Turchia ha bisogno di donne che ridano. Il nostro Paese ha bisogno di sentire il suono delle risate più di ogni altra cosa». Demirtas invece ha criticato la mancanza di candidate femminili e nel suo programma affronta i problemi di violenza domestica nel Paese. La Turchia rimane tuttora un paese dove ridere per le donne non sempre è facile: alta percentuale (39% nel 2011 secondo le Nazioni Unite, peggio della Turchia ci sono solo i Paesi dell’Africa sub-sahariana e l’isola di Kiribati nel Pacifico) di donne vittime di violenza domestica, di delitti d’onore (anche se il Parlamento ha adottato cambiamenti al codice Penale e Civile per rimuovere i cosiddetti «delitti d’onore», commessi per cancellare la vergogna sociale di avere una donna in famiglia che ha commesso adulterio o che è stata violentata) e di spose bambine. Problemi questi, a detta di molti, che l’attuale governo non è in grado di combattere o, come sostengono i movimenti a difesa delle donne, non ha la volontà di impegnarsi. Anche perché il problema non è solamente quello di legiferare ma di mettere in pratica. Infatti le autorità non sempre prendono sul serio le minacce di morte; la polizia e i giudici (uomini) non adempiono al loro lavoro rifiutandosi spesso di perseguire reati in cui sono coinvolti mariti, padri e fratelli. Molte donne, per paura della vergogna e dell’isolamento, scelgono di restare in silenzio non denunciando le violenze subite. Mancano strutture di accoglienza e le donne rischiano di venir rimandate nuovamente a casa invece di venir tutelate. A volte l’unica strada per sfuggire alla propria condizione è il suicidio, indotto in alcuni casi dalle stesse famiglie per lavare il disonore.La Turchia si affaccia all’Europa come un Paese pieno di contraddizioni, con la zavorra di una tradizione maschilista e tradizionalista della società che vede il successo delle donne come un fallimento della famiglia. È bello venir inondati da questa protesta pacifica combattuta a colpi di sorriso, protesta ancora più significativa con le elezioni ormai prossime perché, come diceva Madre Teresa di Calcutta, «non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso».

Paola Mattavelli
1 agosto 2014

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