Pakistan: altri tre morti per i delitti d’onore

Pakistan: altri tre morti per i delitti d’onore

PakistanIn Pakistan, nella regione del Punjab, la cronaca nera aggiunge altri tre nomi nel lungo elenco dei delitti d’onore. Nel 2013 secondo The Human Rights Commission of Pakistan sono stati commessi nel Paese ottocentosessantanove delitti d’onore e per Smile Again, impegnata nella difesa delle donne, oltre novanta donne sono state sfigurate con l’acido (un crimine particolarmente diffuso nelle province pakistane del Punjab e del Sindh meridionale). Una cifra sottostimata perché molte volte questi orrori non vengono nemmeno denunciati. In Pakistan si muore per amore, corrisposto e non, e addolora scriverne come se fossero semplici dati e non persone con i loro desideri e le loro aspettative.

Il primo caso riguarda una ragazza morta nel distretto di Toba Tek Singh in seguito alle gravi ustioni riportate dopo essere stata arsa viva dall’uomo al quale i genitori l’avevano promessa in sposa, appoggiato peraltro dagli stessi. La giovane donna avrebbe rifiutato la proposta di matrimonio dell’uomo che avrebbe reagito al rifiuto cospargendola di benzina e appiccando il fuoco. La polizia ha riferito d’aver arrestato un uomo, identificato come Fayaz, accusandolo di omicidio volontario perché si sarebbe portato da casa una tanica di benzina con l’intento di uccidere la ragazza. In questa regione quando la donna supera l’età della pubertà viene tenuta lontano dagli uomini che non siano della famiglia, con i quali non deve intrattenere lunghi discorsi e incrociarne lo sguardo. Sono i genitori a scegliere il marito adatto, le figlie devono solo attenersi a questa scelta. Opporsi può costare la vita.

Come è accaduto a due sposi che hanno pagato con la vita la scelta di opporsi alle famiglie, fuggendo per contrarre un matrimonio d’amore, senza permesso. Qui i matrimoni sono combinati e guai a non accontentare i genitori, le loro aspirazioni sociali ed economiche. Lo sposo era di una comunità tribale inferiore e questo bastava per vietare il matrimonio. I due ragazzi però si sono ribellati nonostante le minacce, fuggendo per sposarsi, nascondendosi poi a casa dei genitori del ragazzo. La famiglia della ragazza, ad atto compiuto senza consenso, aveva finto di accettare la cosa per attirare la figlia a casa mentre nella realtà si stava mobilitando per mettere in pratica il piano omicida. Muafia Bibi e Sajjad Ahmed vengono così prelevati dalla loro casa e portati con un furgone a Satrah, il villaggio della famiglia della ragazza, a circa 60 chilometri da Sialkot, nel Punjab pakistano dove la religione musulmana mostra il suo lato più estremista contro chi si ribella alle tradizioni. Qui i due ragazzi, dopo essere stati drogati e legati mani e piedi, vengono decapitati. Da quanto si legge nella denuncia della polizia, i residenti del posto sono rimasti a guardare mentre i genitori della ragazza, con il nonno, due zii e forse due complici, mettevano in atto il brutale assassinio. Nessuno dei presenti ha avuto il coraggio di fermare il delitto. All’esecuzione hanno assistito anche i bambini, perché fosse di esempio a tutti, specialmente ai più piccoli. Il nonno di Muafia, la madre e due zii sono stati arrestati, ammettendo le loro responsabilità e spiegando che si erano sentiti insultati. Il padre e altri due sospetti sono ancora latitanti.

La talebanizzazione della società pakistana è ormai avanzata. L’attuale leader talebano, Mullah Fazlullah, succeduto a Hakimullah Mehsud eliminato dai droni dell’aviazione USA, è colui che ordinò l’uccisione di Malala Yousafzai perché rivendicava il diritto all’istruzione anche per le donne.
Non stupisce quindi che Fazlullah abbia posto come condizioni per una tregua, oltre all’interruzione delle operazioni militari americane sul confine tra Pakistan e Afghanistan, l’applicazione di una interpretazione restrittiva della shari’a (la legge islamica) in Pakistan.

Paola Mattavelli
2 luglio 2014

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