Sempre più il disagio sociale fra i neet, in prevalenza donne

Sempre più il disagio sociale fra i neet, in prevalenza donne

LischeSecondo un’indagine dell’Istituto Giuseppe Toniolo dell’Università Cattolica del sacro Cuore, condotta in collaborazione con Ipsos e il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, la condizione dei cosiddetti Neet peggiora sempre di più in Italia.

Dai dati rilevati da Eurostat nel 2013, questo piccolo esercito, composto da persone che non studiano, non lavorano, ma sono anche molto più infelici dei loro coetanei, hanno raggiunto quota 2,4 milioni, pari al 26 % dei giovani tra i 15 e i 29 anni (erano il 19% nel 2007: solo Bulgaria e Grecia presentano valori peggiori dei nostri).

L’indagine è stata condotta tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 su un campione di 2350 giovani di età 19-29 anni, che rischiano la marginalizzazione cronica, caratterizzata non solo da deprivazione materiale e carenza di prospettive ma anche di depressione psicologica e disagio emotivo.

Sul tema “felicità” i “non Neet” si dichiarano abbastanza o molto felici in misura di tre su quattro, tra i Neet il valore precipita: oltre uno su tre tra le donne e quasi uno su due tra gli uomini si dichiara per nulla o poco felice.

A conferma di questo dato vengono le risposte sulla “fiducia nelle persone”. In generale è poca per tutti giovani, ma se tra le “non Neet” meno di una su tre afferma che gran parte delle persone è degna di fiducia, tra le Neet si scende a una su quattro. Nelle donne il senso di isolamento è particolarmente avvertito. Meglio la situazione tra i maschi, ma non di molto (64%).

Se si chiede di esprimere il grado di fiducia verso le persone più vicine e con le quali più si interagisce nella propria quotidianità l’80% dei “non Neet” si dichiara fiducioso, mentre tra i Neet i valori sono di ben 10 punti percentuali più bassi: 70,4% tra i maschi, 67,7% tra le femmine. Questo sta ad indicare che nonostante le difficoltà oggettive e un quadro sociale considerato sfavorevole, la realtà meno logorata resta quella della comunità più stretta, le relazioni amicali e familiari. Sono queste l’unico vero sostegno, ma per quanto ancora?

Il grado di fiducia viene poi richiesto in relazione alle istituzioni. Il dato è molto basso tra tutti i giovani, ma anche qui, con una sensibile differenza tra Neet e “non Neet”. Su una scala da 1 a 10 è stato chiesto ai giovani di esprimere un voto di tipo scolastico: Le istituzioni politiche “ottengono” 2 dai Neet e 2,8 dal gruppo “non Neet”; 2,9 e 3,5 comuni e regioni; 3,1 e 4,1 l’Europa; 4 e 4,8 scuola e università; 4,8 e 5 le Forze dell’ordine.

“In Italia non solo si sta allargando la condizione di Neet – osserva il prof. Alessandro Rosina tra i curatori dell’indagine – ma, come conseguenza delle difficoltà del ceto medio, anche le famiglie si trovano sempre più in difficoltà a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani”.

“Nel perdurare della crisi economica, – aggiunge Rosina – in combinazione con la cronica carenza di politiche attive (siamo al quartultimo posto in Europa come investimenti su tale voce), questo segmento della popolazione rischia non solo di allargarsi sempre di più ma anche di scivolare sempre più in profondità in una condizione che mescola frustrazione personale e risentimento sociale. La politica, soprattutto su questa fascia di giovani, deve agire in tempi brevi e in modo incisivo”.

Redazione
30 giugno 2014

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