Time: il personaggio dell’anno è ”il manifestante”

Il “manifestante è il personaggio dell’anno secondo il Time. Nella copertina vi è la foto di una persona con il volto coperto, si vedono solo gli occhi: non potevano essere che quelli di un ragazzo arabo. Dagli indignados alla primavera araba i manifestanti hanno incarnato un nuovo spirito. Quando in Spagna si verificò il primo “episodio” di questo tipo noi di 2duerighe definimmo l’evento come l’inizio di una nuova democrazia. Una democrazia che finalmente si fa attiva, grazie soprattutto alla maggior fruizione dell’informazione e che cerca di far sentire la sua voce manifestando, per l’appunto, pacificamente.

La forza di questo nuovo “movimento” (è proprio il caso di dirlo) sta nella forza mediatica che l’azione di una comunità è in grado di attrarre e di trasformare in forza in grado di cambiare lo status quo. È successo in Egitto, dove il regime di Mubarak è caduto (ma dove si protesta ancora per la presa del potere degli ex generali del dittatore), in Libia, dove Gheddafi è stato ucciso dai ribelli e si sta cercando di ricostruire dal nulla uno stato democratico ed anche in Siria dove da oltre nove mesi il regime di Assad sta cercando in tutti i modi di reprimere chi (ancora una volta) manifesta contro la sua politica e chiede a gran voce la democrazia. Nel resto d’Europa, in America, e perfino in Asia i manifestanti hanno condotto negli ultimi mesi decine di azioni volte a mettere sotto i riflettori (la forza di cui prima vi parlavamo) il malessere dato da una determinata condizione (come ad esempio le numerose proteste dovute alla crisi economica) considerata non idonea e conforme all’idea di società culturalmente avanzata, equa e democratica. Consideriamo manifestanti anche gli attivisti di Greenpeace che la scorsa settimana hanno occupato le centrali nucleari francesi per far capire quanto sia importante sorvegliare adeguatamente dei reattori in grado di causare tragedie umanitarie ed ecologiche, ma soprattutto l’importanza di adottare quanto prima l’uso di energie rinnovabili.
Nell’editoriale del Time si ricorda come il preludio delle rivoluzioni “arabe” sia cominciato in Tunisia: «dalla primavera araba ad Atene, da Occupy Wall Street a Mosca, in tutto il mondo, le proteste del 2011 hanno condiviso la consapevolezza della corruzione e della disfunzione del sistema politico ed economico finte democrazie che giocano a favore dei ricchi e dei potenti, per impedire ogni cambiamento significativo. Due decenni dopo il crollo finale del comunismo, i manifestanti pensano di stare vivendo  il fallimento dell’ostinato e gigantesco ipercapitalismo e chiedono una terza via, un nuovo contratto sociale».

di Enrico Ferdinandi

14 dicembre 2011

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