Clima accordo di Durban una mezza vittoria: bisogna agire subito

La 17esima conferenza sul clima organizzata dall’Onu svolta a Durban (Sudafrica) si è conclusa con una mezza vittoria. Si è andati vicini al fallimento ma poi alla fine si è optato per una risoluzione che vede la formazione di accordi “salva-ambiente” da redigere entro il 2015 e da mettere in pratica entro il 2020. Questi accordi saranno legalmente vincolanti e dovranno esser rispettati da tutte le 194 nazioni: questo è l’unico modo per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, bloccare il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai…

Per l’Onu è stata una conferenza importantissima per il futuro del nostro pianeta, una decisione storica, il capo dell’Unfccc, l’organismo Onu per la lotta al cambiamento climatico, Christiane Figueres, ha poi affermato: “Nelson Mandela spiegava che certe cose sembrano impossibili finché non le facciamo”. Ad attuare la seconda fase del protocollo di Kyoto saranno tutti i paesi tranne Russia, Canada e Giappone che si sono tirati fuori.
Nonostante l’accordo raggiunto sia importante dal punto di vista diplomatico non lo è dal punto di vista pratico visto che non sono ancora state prese decisioni che nel breve termine puntino a ridurre l’emissione di CO2 nell’atmosfera. L’obiettivo è evitare che l’aumento della temperatura media della Terra si fermi a due gradi centigradi, se ciò non avvenisse le conseguenze sarebbero catastrofiche: siccità, inondazioni, cicloni, crisi alimentari, migrazioni.
Secondo il Dott. Michel Jarraud, che negli scorsi giorni aveva preso più volte la parola nel corso del summit di Durban, se questo trend dovesse continuare: “potremmo pericolosamente avvicinarci a quella soglia di 2-2,4 gradi che secondo gli esperti potrebbe innescare cambiamenti irreversibili per il sistema terrestre”.
Jarraud ha poi aggiunto: “Il clima mondiale si sta riscaldando e ciò è dovuto alle attività umane”; l’aumento delle temperature potrebbe causare con molta più frequenza fenomeni ormai noti come inondazioni, ondate di siccità, ed altri eventi metereologici estremi in grado di condizionare l’ecosistema di tutta la terra.
Aspettare fino al 2020 per l’attuazione di questi nuovi accordi (che ancora devono esser creati) potrebbe essere troppo tardi. Così la pensa Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace, che ha affermato che quello firmato ieri: “non è nulla più di un accordo volontario che fa perdere un decennio. Questo potrebbe portarci oltre la soglia di due gradi in cui si passa dal pericolo alla catastrofe potenziale”.
Della stessa idea Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del Wwf Italia, che ha detto: “i governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati”.
Puntare su energie rinnovabili, ridurre il consumo di risorse (consumiamo per più del 130% di quanto prodotto) rispettare l’ambiente, la flora e la fauna (disboscamento, pesca e caccia intensiva) sono solo alcuni dei provvedimenti che vanno presi quanto prima per evitare che il surriscaldamento globale superi la “fatidica” soglia di non ritorno.

di Enrico Ferdinandi

12 dicembre 2011

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