Colpo di Stato In Thailandia: militari al potere e minacce di rappresaglie dalle Camicie Rosse

Colpo di Stato In Thailandia: militari al potere e minacce di rappresaglie dalle Camicie Rosse

ThailandiaDopo il discorso televisivo alla Nazione tenuto dal capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha, è ora ufficiale che l’esercito thailandese ha preso il potere per «ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche» nel paese. Oscurate tutte le altre trasmissioni radiofoniche e televisive, consentiti solo i bollettini dell’esercito che hanno già annunciato che è proibito ogni assembramento politico di più di cinque persone.
Questo è il dodicesimo golpe dalla fine della monarchia assoluta nel 1932. Solamente due giorni fa era stata proclamata la legge marziale dall’esercito, negando l’ennesimo golpe, dopo sei mesi di crisi politica e scontri in piazza che hanno causato oltre ottocento feriti e ben ventotto morti. Nonostante le rassicurazioni del capo dell’esercito: «Tutti i thailandesi devono restare calmi e i funzionari del governo devono lavorare normalmente», il nuovo regime ha confermato la legge marziale, sospeso la Costituzione e proclamato il coprifuoco dalle 22.00 alle 5.00. Inoltre i leader politici, insieme a quattro ministri, e i leader delle proteste in piazza, tra cui l’ex vice premier Suthep Thaugsuban e i suoi collaboratori, sono stati trattenuti e portati dai soldati in una base militare.
Il Fronte unito per la democrazia, fedele all’ex premier Thaksin Shinawatra, deposto da un golpe nel 2006, ha promesso rappresaglie. Questa la risposta delle Camicie Rosse pro governative: «Ora sì che è un golpe, aspettatevi rappresaglie».
Da anni infatti la Thailandia è divisa fra i sostenitori di Thaksin Shinawatra, votato dai coltivatori di riso del nord del paese, e l’establishment della capitale. Questi ultimi fatti sono parte dell’escalation che gli eventi hanno avuto negli anni. Ecco una breve panoramica della situazione politica interna al paese dal 2006 ad oggi che permette di mettere in luce gli avvenimenti di cui il colpo di stato proclamato oggi è il culmine: nel settembre 2006, dopo manifestazioni anti governative, il governo di Thaksin, rieletto nel 2005, viene rovesciato da un golpe dell’esercito, appoggiato da re Bhumipol, mentre Thaksin è a New York per l’Assemblea generale dell’Onu; nel dicembre 2007 le elezioni sono vinte da un partito pro Thaksin; nell’ agosto 2008 Thaksin fugge all’estero e dopo due mesi viene condannato in contumacia a due anni di carcere per abuso di potere; nel dicembre 2008 ci sono manifestazioni anti-Thaksin, con messa al bando dai tribunali del partito pro Thaksin e salita al potere di Abhisit Vejjajiva del Partito Democratico. Tra il marzo e il maggio 2010 avvengono numerose manifestazioni a Bangkok delle camicie rosse fedeli a Thaksin, represse duramente dall’esercito che causa la morte di novantadue persone e il ferimento di duemila; nel luglio 2011 vince le elezioni il partito Pheu Thai di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin; nel novembre 2013 ci sono manifestazioni a Bangkok per la richiesta delle dimissioni di Yingluck, accusata di essere una marionetta del fratello. Nel febbraio 2014 elezioni anticipate con risultato invalidato perché manifestanti impediscono lo svolgimento del voto in molti seggi; a maggio 2014 Yingluck viene destituita dalla Corte Costituzionale per abuso di potere, il 20 maggio 2014 l’esercito dichiara la legge marziale, il 21 il generale Prayuth organizza un incontro fra le diverse fazioni per trovare una soluzione politica alla crisi. Ovviamente l’esito è quello che vediamo oggi, il governo ad interim non più al potere e il discorso del capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha, con il quale è stato proclamato il colpo di stato, riproposto a ripetizione dalle radio e dalle emittenti televisive thailandesi.

di Paola Mattavelli
22 maggio 2014

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