Grande Fratello: Perché trasmetterlo ancora?

La musica di sottofondo è quella di una famosa serie tv americana, “Dexter”, il motivetto inquietante nella serie è usato quando il protagonista (il serial killer dei serial killer) sta per commettere un “omicidio”. Questa stessa musica si può sentire nel montaggio di alcuni momenti più “emozionanti” che gli inquilini della casa del Grande Fratello vivono in diretta tv 24 ore su 24.
Se la prima edizione era interessante poiché poteva dare spunti di riflessione sul comportamento sociologico dell’uomo, con il passare degli anni i concorrenti hanno progressivamente plasmato il loro essere diventando attori da reality.
La realtà è il punto di forza di uno show come il Grande Fratello: si ma quale realtà?

La realtà di uomini che vivono nella casa come avrebbero vissuto nel quotidiano vivere o realtà edulcorate da superbi propositi di fama?
Cicerone lo ricordava nel “Sogno di Scipione”: la fama di questo mondo è poca cosa…
Eppure ogni giorno se si accende la tv si ci può imbattere in reality show come il Grande Fratello che non danno niente: non danno realtà, non danno motivo di crescita culturale, non danno sfogo alla fantasia; semplicemente atrofizzano il nostro “quieto vedere” appiattendo ancor di più un pensiero che mai come in questo periodo storico sta toccando i vertici più alti del ridicolo. È vero viviamo in un epoca nella quale internet, la tv, i social network, hanno dato un impulso incredibile al modo di vedere le cose, alla fruizione delle notizie, all’ampliamento dei propri orizzonti ma questi sono mezzi che solo pochi riescono ad usare per migliorare il proprio stata intellettuale.
Nel bel paese ogni giorno milioni di italiani rimangono impassibili a guardare altre persone che si insultano, che non sanno chi sia Dante, Leonardo da Vinci o Leopardi (povera arte italica), che si picchiano, si tradiscono, rinnegano le virtù ed abbracciano i vizi, il tutto con un sottofondo inquietante che innesta nelle menti più deboli il dubbio su cosa sia la realtà. L’Amore e tutto ciò che vi può esser di positivo non compare mai, o quando appare è vero tanto quanto un “seno rifatto”: la gente vuole davvero solo sangue, lacrime e disperazione?
La gente vuole davvero sapere tutti quei dettagli sulla morte di una quattordicenne di Avetrana? Di una madre napoletana o di un’adolescente lombarda? La gente vuole vedere il volto del carnefice, l’arma del delitto, vuole assistere al stupido “Quarto grado” dei media?
O di tanto in tanto si ricorda che una società culturalmente avanzata non ha bisogno di tutto questo? Non ha bisogno di sbattere il mostro in prima pagina, ma il delitto che ha commesso,  al mostro ci dovrebbero pensare i giudici e la legge, non i mass media, a loro, quelli che dovrebbero informare e non comunicare, dovrebbe spettare il compito di sensibilizzare le persone sul perché si è commesso quel fatto.
Sforare l’obiettivo di un inchiesta giornalistica su confini che non sono propri del giornalismo vuol dire non rispettare il dolore altrui. Proporre in tv persone che sono formate solo fisicamente ma non intellettualmente: questo è il decadentismo.
Avetrana: uno dei nuovi concorrenti del Grande Fratello è proprio di questa città che molti di voi ricorderanno, per l’omicidio Scazzi. Una scelta casuale o un ennesimo attentato al buon senso?
Decadentismo: Quanti di voi passano più tempo a guardare lo schermo di un pc, di un iPhone o di una tv piuttosto che il mondo reale?

Benvenuti nell’era del decadentismo mediale

di Enrico Ferdinandi

26 novembre 2011

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