Contro il fumo via il logo dai pacchetti di sigarette

L’80% dei pacchetti di sigarette sarà ricoperto di messaggi contro il fumo. Solo il restante 20% sarà occupato dalla marca della ditta produttrice di sigarette, inoltre non vi sarà nessun logo della ditta. Questa è la decisione è stata presa da un gruppo di specialisti, riuniti oggi a Bruxelles per VI conferenza nazionale sul fumo dal titolo: “Quale futuro per i pazienti BPCO – Rapisci il tuo Respiro”; gli esperti hanno trovato questa modo come il migliore per convincere i giovani a smettere di fumare.

I giovani difatti sono sempre più affetti da malattie causate dal fumo, i loro polmoni sono sottoposti ad una dose di polveri sottili e nicotina così alta da prevaricare la loro salute già dai primi anni di vita (in Italia la vita media si aggira intorno agli 80 anni ed i ragazzi cominciano a fumare già a 11-12 anni). Una delle malattie più diffuse e gravi, oltre al cancro è la broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia polmonare progressiva che può esser fermata solo parzialmente ma con trattamenti farmacologici mirati. La soluzione è quindi solo una: Una corretta informazione volta a fungere da prevenzione.
Essere consapevoli delle proprie azioni è fondamentale, fin troppo spesso facciamo delle azioni non pensate poiché si è privi della giusta cultura. Nel corso del convegno si è dunque pensato di usare questa nuova veste grafica per scioccare maggiormente i fumatori ed invogliarli a capire i danni che si possono arrecare alla propria persona fumando. Una scelta che inoltre inibisce il ruolo del marchio sulle scelte d’acquisto dei fumatori.
Stefano Centanni, presidente Simer e ordinario malattie respiratorie università degli Studi di Milano ha spiegato che: “Se dovesse arrivare al Parlamento ogni Paese europeo dovrà far pressione sui propri parlamentari. In America la proposta non è passata perché lì le lobby del tabacco sono potentissime. Purtroppo la lotta contro le multinazionali è molto difficile perché hanno possibilità di marketing infinite. Ma se si riuscisse potrebbe essere una svolta: annullare un marchio commerciale potrebbe determinare una disaffezione”.
Invece il Professor Giacomo Mangiaracina, presidente Soc.Italiana Tabagismo, SITAB-UNITAB, Università La Sapienza ha affermato che: “L’epidemia da tabacco è la peggiore calamità che l’umanità si sia tirata addosso dopo le grandi pestilenze del passato. I nostri sforzi oggi sono protesi a realizzare almeno due grandi obiettivi: sviluppare la rete dei Centri specializzati nel trattamento del tabagismo (CTT) in ogni regione e in ogni Asl, e creare un fondo nazionale per la lotta al tabacco, come avviene in Inghilterra, con un investimento di almeno 1 euro a cittadino, per consentire le campagne mediatiche continue che invitino i giovani a non cominciare e incoraggino i fumatori a consultare i Centri tabagismo”.
La Professoressa Rita Mariotti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana ha spiegato che: “BPCO e scompenso cardiaco hanno in comune molti dei sintomi con i quali si presentano, primo tra tutti la dispnea, l’affanno, che può comparire per sforzi sempre minori o anche a riposo, e questi sintomi producono un grave deterioramento della qualità di vita. Spesso le due patologie sono associate: oltre il 25% dei pazienti (maggiormente gli uomini in cui si arriva anche al 50% in alcune casistiche) con scompenso cardiaco hanno BPCO, mentre più del 60% dei pazienti con BPCO avrebbe una patologia cardiovascolare (in oltre la metà lo scompenso cardiaco): l’associazione tra le due patologie produce un sicuro incremento della mortalità ed anche della morbidezza. Il primo problema è la diagnosi: un corretto approccio diagnostico appare fondamentale, non solo fine a se stesso, ma in quanto capace di indurre scelte terapeutiche in grado di migliorare la prognosi e la qualità della vita”.
Ricordiamo ai nostri lettori che ogni anno solo in Italia muoiono 70.000 persone a causa del fumo, di essi 30.000 per tumore ai polmoni: sono 70 miliardi le sigarette fumate ogni anno nel “belpaese” da 12 milioni di cittadini circa. Se si paragona questi dati, ad esempio con quelli relativi alle morti per incidenti stradali, ovvero 5.000 morti ogni anno, si può ben comprendere la piaga rappresentata dal fumo. Speriamo quindi che almeno in Europa questa proposta diventi realtà.

di Enrico Ferdinandi

18 novembre 2011

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