A vent’anni della morte: 5000 al corteo per don Giuseppe Diana

A vent’anni della morte: 5000 al corteo per don Giuseppe Diana

aventLa mattina del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Peppino Diana si apprestava ad officiare la messa nella sua parrocchia di S. Nicola a Casal di Principe ma alle 7,25 veniva freddato da un camorrista con cinque proiettili: due alla testa, uno al volto, uno alla mano e uno al collo. Un’esecuzione di mafia: il prete in prima linea contro il racket e lo sfruttamento degli extracomunitari stava diventando scomodo ed inopportuno, svegliava le coscienze dei suoi fedeli, dichiarando con la sua predicazione e la sua azione l’insanabile conflitto e inconciliabilità tra le esigenze del Vangelo e quelle della Camorra. Don Diana viveva e promuoveva la “ministerialità di liberazione, di promozione umana e di servizio” come si evince dalla sua lettera-manifesto, Per amore del mio popolo, del Natale del 1991.

“Quella mattina -ha commentato durante la messa di ricordo, il vescovo della Diocesi di Aversa  e vicepresidente della Cei, Angelo Spinillo- don Peppino ha celebrato la sua offerta assieme al sacrificio di Cristo”.

Vent’anni dopo, questa mattina, cinquemila ragazzi delle scuole medie e superiori e della parrocchie della Diocesi di Aversa hanno partecipato ad una marcia per ricordare il sacerdote a Casal di Principe: il corteo si apriva con uno striscione portato da alcuni ragazzi con la scritta “Venti di cambiamento”.

Hanno partecipato alla manifestazione il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, con i sindaci di Afragola e Casavatore ed il commissario prefettizio di Casal di Principe, comune sciolto perché in odore di camorra. Tra la folla anche i familiari del prete anti mafia, il fratello Emilio e la sorella Maria che ha riferito alla stampa che il sacrificio di don Giuseppe non è stato vano ed inutile, perché capace di innescare il cambiamento ed è diventato simbolo della lotta contro la criminalità organizzata.

Cristian Cavacchioli
18 marzo 2104

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