La Croce Rossa Italiana sottratta agli italiani

È prevista  una manifestazione a Palazzo Chigi per il 26 ottobre, proprio il giorno in cui, è probabile, si dovrebbe discutere la bozza del Decreto Legislativo per la trasformazione della CRI

La Croce Rossa Italiana probabilmente avrà due connotazioni: l’una pubblica e l’altra privata.
 L’Ente pubblico, costituito dal Comitato centrale e da quelli regionali e l’Ente privato, costituito dai Comitati provinciali e locali.
«I Comitati locali e provinciali – come si evince dal comma 3 dell’articolo 1 – subentrano nei rapporti attivi e passivi relativi alle convenzioni stipulate dalla CRI, comprese quelle con enti locali e organi del Servizio sanitario».
Il comma 2 dell’articolo 2 recita «la CRI può avvalersi dei Comitati locali e provinciali affiliati per lo svolgimento dei compiti […] attraverso apposite convenzioni e con oneri a carico del Comitato centrale o dei Comitati regionali nell’ambito delle disponibilità di bilancio».

Tutto ciò rappresentato fa pensare che la componente pubblica della CRI possa tramutarsi in un enorme general contractor per ottenere agevolmente numerosi contratti, o appalti per erogazioni di beni o servizi..
Potrebbe anche succedere che CRI pubblica paghi CRI privata per svolgere le varie funzioni espletate normalmente: tutto ciò ha del grottesco in quanto la CRI  pubblica sarà vincolata ancora a normative ben precise e non potrà assegnare compiti a piacimento a compiacenti figure giuridiche.
Al terzo comma si evince che la CRI fino al 30 giungo 2012, conserverà le operatività delle convenzioni sin d’ora stipulate, quindi come faranno i comitati locali e provinciali a diventare enti privati mantenendo le convenzioni stipulate dalla CRI pubblica.?
I Comitati resi privati potranno far parte delle liste degli aventi diritto al 5×1000.
È utile rammentare che a marzo del 2011, la CRI era stata estromessa da tali elenchi in quanto ente pubblico.
Il comma 5 dello stesso articolo recita: «i Comitati locali e provinciali  non possono usufruire di finanziamenti statali finalizzati al loro funzionamento». Quindi da questo momento sembra che i Comitati locali e provinciali come entità private, non potranno più avere accesso ai fondi pubblici. Ci si potrà credere?
La proprietà immobiliare della Croce Rossa Italiana è un altra dolente nota dell’ente: consta di almeno un migliaio di beni materiali ottenuti in maggioranza da donazioni,  la bozza  prevede la necessità di un inventario entro sei mesi dall’approvazione del Decreto Legislativo: è una ammissione tacita che non si è provveduto a catalogarle.
Per di più, il comma 1 dell’articolo 5 recita: «il patrimonio immobiliare della CRI è destinato all’espletamento dei compiti istituzionali e di interesse pubblico, anche mediante l’utilizzazione in comodato d’uso gratuito da parte dei Comitati locali e provinciali affiliati».
Dunque la CRI pubblica cede, gratuitamente in comodato d’uso, alla CRI privata gli immobili di patrimonio pubblico,  nel caso di un bando pubblico, è garantita la competitività fra CRI e le altre associazioni di assistenza private? Gli enti che per forza di cose sono soggetti a sostenere costi di gestione più alti non possono offrire i propri servizi allo stesso prezzo della CRI, verrebbero automaticamente tagliati fuori dalle contrattazioni.
E qualcuno parla di poter debellare la mafia?
Il comma 2, sempre dell’articolo 5 : «elabora un piano di valorizzazione degli immobili per recuperare le risorse economiche e finanziarie per il ripiano di eventuali debiti accumulati». Individuando alcune prassi come: «dismettere, nel limite dell’eventuale debito esistente anche a carico dei bilanci di singoli comitati, gli immobili pervenuti alla CRI non attraverso negozi giuridici modali”. Inoltre si quantifica la convenienza alla «rinuncia a donazioni modali di immobili non più proficuamente utilizzabili» a «ricavare reddito tramite negozi giuridici di godimento» e a «restituire alle amministrazioni titolari i beni demaniali o patrimoniali indisponibili in godimento».
In buona sostanza per riassestare i bilanci la CRI deve vendere le proprietà inutilizzate.
Vi è poi la faccenda del commissariamento perpetuo: si perché la CRI ha avuto più commissari che presidenti. L’ultimo, Francesco Rocca, uomo amico della famiglia Letta di Avezzano,  nominato il 30 ottobre 2008 per ricostruire lo Statuto e risanare il bilancio. All’articolo 7 della bozza, sulle norme transitorie e finali, si evince che la carica del commissario straordinario Francesco Rocca verrà prorogata fino al 31 dicembre 2012.
Quattro anni di commissariamento consecutivo con lo stesso commissario che non ha sistemato i conti dell’Ente, la privatizzazione implica la dismissione degli immobili per il risanamento degli “eventuali debiti accumulati”.
È stato con il commissario Maurizio Scelli che l’Ente ha assunto un ruolo rilevante in politica estera, con la colorita gestione della missione Antica Babilonia in Iraq. L’ex commissario, oggi deputato del Pdl, fu un fac totum precorritore di Guido Bertolaso.
Con la Croce Rossa Italiana  si provarono i primi interventi innovatori dell’idea di privatizzazione della Protezione Civile.
Abbandonato tale progetto, nato con il pretesto della necessità di tagliare la spesa pubblica, si tenta ora  la demolizione totale del carrozzone CRI.
La bozza del decreto legislativo vorrebbe la CRI, un bene pubblico dei cittadini, come l’acqua per capirci, trasformata in organizzazione privata.
È stato lavorato, infatti, come ai tempi di Protezione Civile Spa nonché del noto d.l. 195 / 2009, fortunatamente mai approvato alla luce dello scandalo che aveva investito  il Dipartimento e Guido Bertolaso.
Attenzione!
È un Decreto Legislativo che viene lavorato silenziosamente, senza che i media ne facciano riferimento, il pubblico distratto dai giochi a premi in onda su tutte le emittenti televisive non presta attenzione a ciò che in futuro verrà classificato come scempio sociale dai libri di storia.
Il Ministro della Sanità Ferruccio Fazio aveva dichiarato: «il problema della privatizzazione della Croce Rossa va in ogni caso affrontato, perché tutte quelle internazionali sono privatizzate […] va affrontato con la dovuta calma e verosimilmente in modo graduale».
Dello stesso parere era il Commissario della CRI Francesco Rocca.
La privatizzazione dell’Ente CRI  venne quindi stralciata dalla Legge di Stabilità a causa di chiari segnali di disapprovazione generale, ma ora si è ripreso a lavorare in sordina tra l’ignoranza dilagante suffragata dal “panem et circenses” mediatico, tutto ciò non lascia presagire nulla di buono.

 

di Patrizia Tarli

 

25 ottobre 2011

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