“Pfand”: il riciclo che paga, ma in Germania

“Pfand”: il  riciclo che paga, ma in Germania

Dietro la parola tedesca “Pfand” esiste un mondo che noi italiani conoscevamo ma che abbiamo imparato a scordare velocemente. La traduzione potrebbe essere quella di “vuoto a rendere”: la possibilità lasciata all’acquirente di riportare al rivenditore, invece di buttare, un contenitore vuoto di una bevanda (bottiglie, lattine) ricevendo in cambio un piccolo compenso. In sostanza è una specie di cauzione sul rifiuto, ma si può interpretare ugualmente come una tassa che si paga automaticamente quando non si ricicla correttamente un contenitore, il cui ammontare è in Germania di solito 25 centesimi di euro. Una tassa sui rifiuti che gli italiani pagano comunque, mentre per i tedeschi la pratica dello “Pfand” è un’abitudine, che in alcuni casi può anche diventare redditizia. Basti pensare che per i senzatetto una valida alternativa all’elemosina è costituita dalla ricerca di bottiglie incustodite con cui ricavare il pasto per la giornata.

I vantaggi del sistema dello “Pfand” sono evidenti. In primo luogo per l’ambiente, perché con la stessa quantità di materiale si possono produrre più contenitori, evitando di affollare inutilmente le discariche con rifiuti facilmente riutilizzabili. E vantaggi per l’ambiente facilmente si traducono in entrate economiche, dal momento che in questo modo vengono risparmiati materiale ed energia, che altrimenti andrebbero inesorabilmente sprecati. Ma, a differenza di tanti altri guadagni derivati dal riciclo, che si possono percepire solo in un ampio lasso di tempo, il “vuoto a rendere” paga subito in conseguenza di un comportamento corretto: ciò vuol dire che potenzialmente potrebbe anche stimolare una salutare forma di dipendenza.

In Europa sistemi di smaltimento per il “vuoto a rendere” non sono attivi solo in Germania, ma, con regole diversificate da Stato a Stato, anche in tutta la penisola scandinava, in Olanda, Danimarca, Croazia, Estonia. Ma non in Italia. Si potrebbe però anche sostenere che queste, come un po’ tutte le questioni che ruotano intorno alle politiche “verdi”, alla fine sono minuzie in confronto ad altri e ben più gravi problemi che la politica italiana è chiamata ad affrontare. Lasciamo per un attimo da parte il problema di civiltà e educazione civica di cui diamo prova quando l’Italia conquista le prime pagine dei quotidiani internazionali per il mancato smaltimeto dei propri rifiuti: danni al turismo inclusi. Il fatto è che una politica che non si cura di affrontare anche le  cosiddette minuzie si condanna a vivere costantemente nelle emergenze, ovvero, senza la possibilità di una pianificazione coscienziosa per l’avvenire. Il che equivale a dire che questa non si può più chiamare a ragione politica. E certo le emergenze rifiuti non sono le uniche di cui l’Italia è troppo spesso vittima colpevole. Lo “Pfand”, alla fine, è solo un esempio.

di Daniele Di Giovenale

Twitter: @DanieleDDG

4 Novembre 2013

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