Caso Epstein: nuovi documenti rivelano legami con l’élite e accuse contro Trump
Negli ultimi giorni, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblici oltre tre milioni di pagine di documenti sul caso di Jeffrey Epstein, l’ex finanziere accusato di traffico sessuale di minori, morto suicida in carcere nell’estate del 2019. La pubblicazione rientra nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act, la legge che obbliga le autorità a rendere accessibili i materiali investigativi non classificati legati al caso.
Il materiale comprende circa migliaia di fascicoli giudiziari, oltre 2.000 video e 180.000 foto. Ne emerge l’immagine di Epstein al centro di una rete molto più ampia di relazioni con persone influenti. Tra i nomi più ricorrenti compare quello dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, citato in migliaia di documenti: email, articoli di stampa inseriti negli atti investigativi e segnalazioni agli inquirenti.
Alcune accuse riportate nei fascicoli risalgono a decenni fa e sono particolarmente gravi. In una segnalazione, una donna ha affermato che, quando era minorenne, sarebbe stata costretta a praticare sesso orale a Trump circa 35 anni fa. Altre segnalazioni, spesso anonime, descrivono presunti abusi e feste in cui Epstein avrebbe coinvolto minori.
In un memo interno dell’FBI del 2021, una vittima ha raccontato di essere stata presentata a Trump da Ghislaine Maxwell, che avrebbe lasciato intendere che la giovane fosse “disponibile”. Secondo le dichiarazioni della ragazza però tra i due non ci sarebbe stato alcun rapporto sessuale. Trump ha sempre negato ogni coinvolgimento in questi episodi.
Nei documenti si fa inoltre riferimento a presunti abusi durante alcune feste tenute a Mar-a-Lago, la residenza di Trump a Palm Beach, in Florida, che emerge più volte come contesto di eventi legati a Epstein. Oltre a Trump, le carte menzionano altre figure internazionali. In particolare, ci sono email del 2010 in cui Epstein propone all’allora principe Andrew Mountbatten-Windsor di incontrare una giovane donna russa, insieme a messaggi che documentano inviti reciproci tra Epstein e membri della casa reale britannica, tra visite e cene private. La pubblicazione dei documenti ha suscitato reazioni contrastanti. Diverse vittime hanno criticato il modo in cui sono stati diffusi, denunciando che i loro nomi non sono stati adeguatamente protetti, mentre le identità di figure potenti restano oscurate o discusse senza verifiche giudiziarie.
Nel loro insieme, i nuovi documenti non offrono conclusioni giudiziarie definitive, ma mettono in luce l’ampiezza delle relazioni di Epstein con ambienti di potere e la grande quantità di accuse e segnalazioni raccolte nel corso degli anni, spesso mai verificate o archiviate senza esiti. Il caso Epstein rimane così un simbolo della complessità e dei limiti del sistema di giustizia: un intreccio di informazioni, sospetti e responsabilità che continua a sollevare interrogativi sulla capacità delle istituzioni di fare piena luce sui fatti e di garantire giustizia alle vittime, anche a distanza di anni dalla morte del finanziere.
Articolo a cura di Irene Anania



