Tragedia Crans-Montana: il corto circuito informativo tra media e istituzioni
Dall’inizio dell’anno, il caso dell’incendio di Crans-Montana, in Svizzera, è al centro di un intenso circolo mediatico. La tragedia si è consumata nel locale Le Constellation durante i festeggiamenti di Capodanno, causando 40 morti e 115 feriti. Tra le vittime e i feriti figurano molti giovanissimi, alcuni dei quali in condizioni gravi. Oggi, loro e le loro famiglie chiedono risposte. A voler fare chiarezza, però, sono anche i cittadini e chi segue da vicino l’evolversi del caso. La narrazione che si è costruita attorno alla vicenda resta tuttavia frammentata e confusa, contribuendo ad alimentare l’insicurezza delle persone direttamente coinvolte e di chi cerca di comprenderne i contorni.
Fin dalle prime ore successive all’evento, i media hanno dato ampio spazio alla tragedia, concentrandosi soprattutto sullo sviluppo delle indagini. Inizialmente non sono mancate ipotesi su un possibile atto volontario; con il passare dei giorni, però, le verifiche preliminari hanno indirizzato l’inchiesta verso una causa accidentale. Secondo le ricostruzioni più accreditate, l’incendio sarebbe stato innescato dalla combustione di materiali altamente infiammabili — come le schiume fonoassorbenti — a contatto con le scintille delle fontane pirotecniche posizionate sulle bottiglie di champagne, vicino al soffitto del locale. Alla luce di questi elementi, le autorità hanno aperto un’inchiesta per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo nei confronti dei gestori del locale.

Foto del possibile inizio dell’incendio, dove si nota la combustione tra il soffitto e le scintille delle bottiglie.
Foto: Ferdinand Du Beaudiez / Courtesy Jamie Wiseman
La copertura mediatica si è quindi mossa lungo la traiettoria classica del giornalismo di cronaca: accertamento dei fatti, ricostruzione delle dinamiche e individuazione delle responsabilità. Accanto a questo racconto, però, sono emersi fin da subito interrogativi sulle responsabilità istituzionali e sulla gestione dei controlli di sicurezza, questioni che hanno contribuito a rendere meno chiaro il quadro complessivo. La mancanza di risposte nette e coordinate da parte delle autorità ha finito per alimentare interpretazioni, ipotesi e teorie, aumentando la confusione attorno a una vicenda già di per sé estremamente delicata.
Gli scontri tra le autorità
A partire dall’accaduto, responsabili del locale, istituzioni e autorità locali hanno adottato una comunicazione percepita come poco chiara e distante. Numerose dichiarazioni ufficiali tardive e risposte generiche hanno contribuito ad alimentare diffidenza e insicurezza tra i cittadini e tra le persone direttamente coinvolte nella tragedia.
Fin dai primi giorni è emersa con forza la mancanza di controlli di sicurezza nel locale della tragedia, Le Constellation, per cinque anni consecutivi. Questo tipo di verifica, secondo la normativa comunale, dovrebbe essere effettuata con cadenza annuale, ma risulta essere stata assente dal 2020 al 2025. Durante il suo messaggio di cordoglio, Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana, ha ammesso di non essere stato a conoscenza dei mancati controlli sul locale. Allo stesso tempo, ha precisato che la normativa, a suo dire, non prevederebbe una revisione specifica dei materiali fonoassorbenti, come la schiuma che avrebbe innescato la combustione.
Questa affermazione è stata però smentita e contraddetta da Stéphane Ganzer, responsabile della sicurezza del Cantone Vallese, in cui si trova Crans-Montana.
Secondo Ganzer, “le liste di controllo sono molto chiare e, ovviamente, il controllo dei materiali, in particolare di schiume come questa, fa parte dell’ispezione di base effettuata in uno stabilimento.” È sempre Ganzer a sottolineare come una simile inadempienza sia inaccettabile, soprattutto in un Paese come la Svizzera, spesso considerato un modello di ordine pubblico e precisione. Un livello di sicurezza che, ha ricordato, è garantito da leggi rigorose e controlli strutturati. Aggiungendo che “se tutto fosse stato rispettato correttamente, non avremmo avuto 40 morti alla fine.”

Foto: © Getty Images/Fabrice COFFRINI / AFP
Nel corso delle interviste e dei comunicati successivi, il sindaco Féraud ha continuato a difendere la propria posizione istituzionale e quella della sua squadra comunale, ribadendo la fiducia nel lavoro delle autorità giudiziarie, chiamate a individuare tutte le responsabilità legate alla tragedia. Come risposta immediata all’evento, oltre al messaggio di cordoglio, il sindaco ha annunciato l’introduzione di nuove normative comunali, tra cui il divieto di utilizzo di candele pirotecniche (sparkler) nei locali pubblici del paese.



