Non devi, ma forse dovresti: la soft regulation dell’asfalto
Non impongono divieti, non prevedono multe e non cambiano formalmente le regole del codice della strada. Eppure attirano lo sguardo di chi li incontra, e, in molti casi, sembra inducano a rallentare. Si tratta dei nuovi cartelli stradali circolari con il bordo verde, che negli ultimi mesi stanno comparendo in diverse città del Regno Unito e che stanno alimentando curiosità e dibattito tra automobilisti, residenti ed esperti di sicurezza stradale.
A un primo sguardo ricordano i classici segnali di limite di velocità: un numero nero su fondo bianco, racchiuso in una cornice circolare. Ma il dettaglio che li distingue è proprio il colore del bordo, verde anziché rosso. Ed è una differenza tutt’altro che marginale.
A differenza dei cartelli tradizionali, questi con il bordo verde, questi non introducono nuovi obblighi, non indicano un limite legale e non hanno valore sanzionatorio. Se un segnale invita a procedere a 20 miglia orarie (circa 32 km/h), chi lo supera, purché chiaramente resti entro i limiti ufficiali, non commette alcuna infrazione.
Nel Regno Unito, dove questi segnali sono sempre più diffusi, non sono nemmeno formalmente riconosciuti dal Codice della strada: sono, a tutti gli effetti, indicazioni facoltative. Il loro scopo non è punire, ma suggerire una velocità ritenuta più prudente in un determinato contesto.
I cartelli verdi vengono posizionati soprattutto in aree considerate “sensibili”: vicino a scuole, ospedali, cantieri, attraversamenti pedonali, quartieri residenziali o strade particolarmente frequentate da bambini e anziani. Sono le autorità locali a decidere se e dove installarli, senza bisogno di modificare la segnaletica ufficiale o i limiti esistenti.
L’idea è semplice: attirare l’attenzione dell’automobilista e spingerlo a rallentare spontaneamente, facendo leva sul senso di responsabilità individuale piuttosto che sull’obbligo imposto dalla legge.
Il Regno Unito non è però un caso isolato. Segnali simili sono già presenti anche in altri Paesi europei come Francia e Spagna, dove vengono utilizzati con la stessa logica: indicare una “velocità consigliata” e non vincolante. In Italia, almeno per ora, questi cartelli non sono previsti né utilizzati, ma l’esperienza estera è seguita con interesse dagli addetti ai lavori e non è escluso che il tema possa emergere anche nel dibattito italiano sulla sicurezza stradale.
Il dibattito sul tema nasce proprio dall’ambiguità apparente di questa segnaletica. Alcuni automobilisti li interpretano come veri limiti, altri li ignorano del tutto. C’è chi li considera un efficace strumento educativo e chi, al contrario, teme che possano creare confusione nelle indicazioni stradali.
Per le amministrazioni locali, però, il vantaggio è evidente: migliorare la sicurezza senza introdurre nuove sanzioni, autovelox o restrizioni formali, spesso mal digerite dall’opinione pubblica. In un contesto in cui la sicurezza stradale resta una priorità, soprattutto nelle aree urbane, i cartelli verdi rappresentano una forma tentata di “soft regulation”, una spinta gentile verso comportamenti più prudenti, e chissà che non possa rivelarsi efficace, nonostante in prima battuta lasci certamente perplessi.
In fondo, il messaggio è chiaro: non “devi” rallentare, ma “sarebbe meglio” farlo. E proprio su questa sottile differenza si gioca l’efficacia, e quindi la discussione, di una segnaletica che, pur senza forza di legge, sta provando a cambiare il modo di comunicare la sicurezza sulle strade europee e il rapporto con l’autorità, verso la direzione di una responsabilizzazione e una struttura meno autoritaria.




