Il gruppo Facebook “Mia moglie” e altri mezzi di violenza digitale contro le donne: lo stato attuale
Attualità
28 Agosto 2025

Il gruppo Facebook “Mia moglie” e altri mezzi di violenza digitale contro le donne: lo stato attuale

Da Facebook a Telegram a Phica.eu: le centrali della violenza digitale contro le donne. L'invito a denunciare e indagare sui responsabili.

di Jasmine Gheorghe

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Il gruppo Facebook “Mia moglie”, su cui migliaia di uomini si scambiavano immagini intime delle proprie mogli e fidanzate, è stato chiuso non dopo le prime segnalazioni, ma dopo lo shock mediatico.

Questa è la realtà di un giro di violenza digitale che ha coinvolto oltre 32 mila guardoni, completamente lasciati in pace da Meta, per mesi.

Il gruppo è nato infatti nel 2019 e le immagini non consensuali sarebbero comparse a maggio 2025. Chiuso solo pochi giorni fa, “Mia moglie” ha tentato di migrare su Telegram, il social molto più sicuro per scopi del genere: una piattaforma che sa proteggersi e sparire quando serve.

Non a caso, i gruppi su Telegram dedicati allo scambio di materiale pornografico e pedopornografico sono moltissimi e quasi sempre inaccessibili.

La ciliegina sulla torta è stato poi quanto scoperto sul sito Phica.eu, usato per gli stessi fini e contro cui è stata aperta una petizione su Change.org, con l’obiettivo di chiuderlo.

Verso l’identificazione dei responsabili

Le prime indagini della Polizia Postale hanno contato circa 2.800 segnalazioni sul primo gruppo e 300 su altri analoghi, stando a quanto riportato da Barbara Strappato, dirigente della Polizia di Stato.

Meta starebbe già fornendo i dati sugli utenti colpevoli, ma non si registrano ancora querele (che possono essere sporte entro 6 mesi dal momento in cui si è venute a conoscenza del fatto) o altre azioni mirate.

L’obiettivo principale è ora l’identificazione dei soggetti e la presentazione del problema anche nell’ambito della Commissione Europea, ha spiegato Marisa Maraffino, penalista esperta di privacy.

La legge infatti parla chiaro, specie se si considera il Digital Services Act: l’art. 34 invita le piattaforme digitali a compiere una valutazione annuale, per evitare la pubblicazione di contenuti del genere; l’art. 18 impone la collaborazione con le forze dell’ordine.

Va detto che i social non hanno l’obbligo di vigilanza preventiva, ma devono evitare tempestivamente rischi massivi per la sicurezza degli utenti: se c’è una segnalazione, devono agire di conseguenza, non ignorare il problema (come è stato fatto).

Nessuna goliardia, ma violenza e reato

Secondo l’Università degli Studi di Milano (2019), il 20% delle donne italiane ha subito almeno una volta nella vita una forma di diffusione non consensuale di materiale intimo. Un reato penale ai sensi dell’articolo 612-ter.

Di fronte alla domanda “Perché l’hai fatto?”, molti uomini hanno risposto che è stata una goliardia, una ragazzata, un gioco.

Qui sorge un’altra domanda spontanea: perché le donne non giocano allo stesso modo? 

La risposta va probabilmente ricercata nella biologia e nella struttura sociale consolidata da secoli.

Fatto che sta che sono sempre le donne a essere vittime di violenza da parte dei propri mariti, fidanzati e padri. Uomini che vivono con loro, con cui hanno costruito una famiglia, che forse sostengono anche di amarle.

I movimenti femministi e il coro accesosi dopo il caso Cecchettin hanno riassunto bene il fenomeno: non sono tutti gli uomini a sporcarsi le mani e la coscienza in questo modo, ma sono sempre uomini. E non sono malati o depravati, ma figli sani del sistema patriarcale che hanno costruito.

Se sei vittima di violenza, chiama o chatta con il numero unico 1522 oppure rivolgiti alle associazioni Di.re e PermessoNegato.