West Nile e rischio epidemiologico
Silenziosamente e senza troppo clamore, il virus del Nilo occidentale, meglio noto come West Nile, ha esordito in questa estate 2025 senza destare troppe preoccupazioni. L’impressione iniziale è stata quella di un raro caso di infezione esotica, niente di cui troppo allarmarsi. Tuttavia, come spesso accade con le epidemie, il rapido accrescersi del dato smentisce la percezione soggettiva. Se fino a poche settimane fa si parlava di una ristretta area del Centro Italia, oggi i casi sono stati registrati in molte province.

La storia
Isolato nel 1937 in Uganda, si riteneva fosse circoscritto alla regione dell’Africa centro-settentrionale, con casi registrati, in particolar modo, nell’areale egiziano. Tuttavia, negli anni Novanta, muovendosi probabilmente dall’Algeria, il virus non ha faticato a superare il Mediterraneo, facendo registrare la sua presenza in Europa e attestando il suo andamento di tipo endemico-epidemico in Romania, poi in Grecia e in Italia; dove i focolai – nonostante le vittime – si sono sempre estinti prima di destare troppi allarmismi.
Come già accaduto, l’accrescersi della diffusione è stato direttamente proporzionale all’esponenziale aumento degli spostamenti di persone e merci – nonostante, lo ricordiamo, l’uomo non sia vettore del virus – avvenuto nei primi anni 2000, con lo scoppio di una vera e propria epidemia a New York, poi diffusasi in tutto il continente americano. Nel 2012, sempre a New York, il virus ha ucciso un numero di poco inferiore alle 300 persone.

Il virus
Il West Nile Virus (WNV) è un arbovirus il cui vettore principale è la zanzara comune (culex quinquefasciatus), la zanzara tigre, ormai endemica e molto diffusa nel nostro territorio non trasmette il virus. Come inizialmente detto, la zanzara è vettore, il cui bersaglio sensibile va identificato in particolar modo nella specie cavallo e nell’uomo; uccelli stanziali e migratori della nostra avifauna, come gazze ladre, cornacchie grigie e tortore dal collare orientale, svolgono invece funzione di serbatoio. Tra i rettili: alligatori e coccodrilli. Per quanto riguarda la malattia indotta dall’infezione, la specie equina è quella maggiormente a rischio, fortunatamente l’uomo sembrerebbe passare l’infezione in maniera asintomatica nella maggior parte dei casi, con un decorso favorevole e una sindrome simil-influenzale nella restante casistica. Tuttavia, bisogna far presente come, anche se con un’incidenza bassissima, l’infezione può causare encefalite e portare alla morte soggetti fragili con a carico ulteriori patologie.

In Italia
Quest’anno i primi casi sono stati registrati nella provincia di Latina, l’ASL si è subito mossa non sottovalutando la situazione, in particolar modo quando in seguito all’individuazione delle infezioni si sono registrate le prime vittime, che erano ricoverate all’ospedale Santa Maria Goretti della città pontina. Con l’ausilio di alcuni specialisti del Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma si è immediatamente intrapresa un’opera di contrasto alla diffusione del vettore. Francesco Vairo, direttore del Servizio regionale per Epidemiologia, Sorveglianza e controllo delle malattie infettive dell’Istituto ha recentemente dichiarato: «L’aumento del numero di casi di febbre da West Nile Virus, segnalati al sistema di sorveglianza e inviati per diagnosi al laboratorio di riferimento regionale dello Spallanzani evidenzia l’efficacia della rete di sorveglianza regionale e dell’azione di sensibilizzazione dei medici, in particolare dei medici di medicina generale. Il rafforzamento del sistema garantisce di monitorare con attenzione i pazienti che potrebbero progredire verso forme neurologiche e di valutare l’estensione della circolazione con conseguenti interventi di controllo del vettore».

Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, il cui numero di contagiati è salito a 58, ha emanato un’ordinanza straordinaria in cui si intima con «urgenza e senza ritardo, interventi straordinari per il controllo vettoriale, con particolare riguardo alle attività di disinfestazione, come da indicazione delle Aziende sanitarie locali territorialmente competenti, con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana, il quale verifica, ai fini dell’erogazione del contributo, le attività e gli interventi».
La lotta alla diffusione del virus è iniziata, il picco di infezioni previsto è ancora lontano dall’essere raggiunto.



