Satellite UARS: impatto previsto in serata, a rischio l’Italia settentrionale

E’ quanto è emerso dall’ultimo bollettino diramato dalla Protezione Civile e in costante fase di perfezionamento.

Roma, venerdì 23 settembre 2011 – E’ riunito in sede permanente da ieri mattina il Comitato Operativo Nazionale della Protezione Civile, convocato d’urgenza dal Capo del Dipartimento Franco Gabrielli, d’intesa con l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), per monitorare l’evoluzione degli scenari connessi con il rientro a Terra del satellite UARS della NASA e prendere le opportune decisioni in tempo reale. Per chi non sapesse ancora di cosa stiamo parlando cercherò di fare il punto della situazione e di spiegare nel dettaglio quanto sta avvenendo in queste ore.

UARS è l’acronimo di Upper Atmosphere Research Satellite ed è un oggetto orbitante statunitense lanciato dalla NASA nel 1991, dallo Space Shuttle Discovery. Lungo oltre 10 metri e largo 15, pesante circa 6000 chilogrammi e con 10 strumenti a bordo per analisi fisico-chimiche, il satellite era stato progettato per operare tre anni, a un’altitudine di oltre 600 chilometri, con una inclinazione orbitale di 57 gradi.

Il suo scopo era quello di studiare i numerosi costituenti chimici dell’atmosfera terrestre, in particolare i processi relativi al buco dell’ozono antartico, misurare i venti e le temperature nella stratosfera, come pure la quantità di luce inviata dal Sole sulle lunghezze d’onda ultraviolette e visibili, informazioni fondamentali per comprendere meglio l’equilibrio radiativo di stratosfera e mesosfera.

Tutti questi dati messi insieme avrebbero aiutato la ricerca scientifica a definire il ruolo dell’atmosfera superiore nella determinazione e variabilità del clima. In questi anni UARS ha svolto egregiamente il suo lavoro ma dal 14 dicembre 2005 è a corto di carburante, con 6 strumenti funzionanti dei 10 previsti e per questo è stato ufficialmente dismesso. Cosa succederà adesso? Come abbiamo spiegato nel nostro precedente articolo, ogni veicolo orbitante è soggetto alla forza di attrazione di gravità, che cerca di farlo precipitare sulla terra, e alla forza centrifuga che cerca di farlo allontanare. Per creare una situazione di equilibrio, cioè per fare in modo che il satellite ruoti attorno al nostro pianeta e non precipiti su di esso, la forza centrifuga dev’essere uguale alla forza di gravitazione. Anche i satelliti geostazionari non sono perfettamente fermi rispetto al moto della Terra ma, a causa dell’influenza gravitazionale degli altri corpi celesti come Luna, Sole ed altri pianeti, oscillano nella loro posizione e sono dunque necessarie manovre correttive comandate da Terra, e perfettamente automatizzate, che rendono a loro volta necessaria a bordo del satellite la presenza di più motori a reazione, uno per ciascuna direzione di moto, alimentati da carburante. Al cessare del carburante a bordo, termina di fatto la vita operativa del satellite ed esso si disperde in una nuova orbita rispetto a quella originaria, diventando parte della cosiddetta spazzatura spaziale oppure ricade sulla superficie terrestre. Il più delle volte durante l’attraversamento dell’atmosfera l’oggetto orbitante si disgrega completamente.

Nel caso del satellite americano però, sulla base della documentazione tecnico-scientifica trasmessa per la NASA dal Centro Operazioni Spaziali della Vandenberg Air Force Base e attualmente in possesso del Comitato Operativo Nazionale della Protezione Civile, è previsto che 26 componenti, per un totale di oltre 530 chilogrammi, potrebbero resistere alla distruzione nell’atmosfera e raggiungere il suolo, distribuendosi lungo una traiettoria di circa 800 chilometri. Poiché l’orbita del satellite è inclinata di 57 gradi rispetto all’equatore, le parti superstiti del veicolo spaziale cadranno in una zona compresa tra i 57 gradi di latitudine nord e 57 gradi sud. La data di rientro è prevista per il 23 settembre 2011, mentre l’orario effettivo è ancora difficile da prevedere poiché dipende da alcune variabili come il flusso solare, l’orientamento della sonda e il suo decadimento dell’orbita, passata nelle ultime ore a un’altitudine di circa 195 chilometri. Più ci avviciniamo al giorno “fatidico” e più le previsioni sull’orario diventano affidabili. Sulla base dell’ultimo comunicato stampa emesso dal Dipartimento della Protezione Civile alle ore 20 di ieri, il rientro del satellite è previsto intorno alle 19.20 (ora italiana) di venerdì. La possibile caduta di frammenti è stata calcolata nell’intervallo tra le 21.25 e le 22.03 dello stesso giorno, con un range di incertezza compreso tra le ore 14 del 23 settembre e le 3 di sabato 24 settembre. Ciò significa che all’interno di tale arco temporale non è ancora possibile escludere la remota possibilità, stimabile intorno allo 0,6%, che uno o più parti del satellite possano cadere sul territorio italiano.

L’area potenzialmente a rischio interessa interamente le regioni Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia e Province Autonome di Trento e Bolzano, e parzialmente l’Emilia Romagna (Piacenza e Parma), il Veneto (Verona, Vicenza, Belluno, Treviso) e il Friuli Venezia Giulia (Pordenone e Udine). L’agenzia spaziale americana ribadisce comunque che la probabilità che un frammento colpisca una persona è di 1 su 3200,  praticamente quasi zero, ricordando che in circa 50 anni di attività spaziale con diverse cadute di satelliti, nessun essere umano è mai stato danneggiato.

Per quanto concerne l’impatto dei rottami sulle strutture edili, dobbiamo considerare che il pezzo più grande di questi ha una massa di 158,3 chilogrammi e dovrebbe raggiungere la superficie a una velocità di 44 m/s, mentre per i pezzi più piccoli è prevista una velocità di caduta pari a 107 m/s.

Stando a questi dati, le simulazioni al computer hanno confermato la possibilità di danni sull’edilizia tipica degli anni cinquanta. In particolare, i frammenti più grandi potrebbero danneggiare tetti e solai sottostanti senza però provocare il crollo di edifici.

Per tutelare l’incolumità delle persone, il Dipartimento di Protezione Civile ha diramato delle norme comportamentali di tutela individuale, che riportiamo di seguito:

  • è poco probabile che i frammenti causino il crollo di strutture: per questo sono da scegliere luoghi chiusi;
  • i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici;
  • all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono i vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi);
  • nel caso vengano rinvenuti pezzi che si ritiene possano appartenere al satellite UARS non toccarli e avvisare immediatamente le autorità o il personale della Protezione Civile.

 

Ricordiamo inoltre che sul sito ufficiale della Protezione Civile vengono pubblicati periodicamente tutti gli aggiornamenti e le informazioni emerse nel corso dell’attività del Comitato Operativo

di Roberto Mattei (3/09/2011)

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