Lo Stretto di Hormuz: crocevia energetico tra crisi geopolitiche e instabilità globale
Negli ultimi giorni l’economia mondiale, già provata da mesi di instabilità, è tornata a camminare sul filo del rasoio. In seguito agli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti su obiettivi iraniani, la tensione in Medio Oriente è tornata a salire. La risposta, da parte della guida suprema iraniana Ali Khamene,i non ha di certo tardato ad arrivare. Non solo attacchi militari, ma anche la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, fondamentale crocevia del commercio mondiale.
Cos’è lo stretto di Hormuz?
Là dove l’Iran incontra la penisola arabica, le acque del Golfo Persico si stringono fino a formare uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo: lo Stretto di Hormuz. Questo lembo di mare mette in comunicazione il Golfo Persico con il Golfo di Oman, tracciando una rotta essenziale per gli scambi economici globali.
Conosciuto da secoli in arabo come Bab as-Salam, la “Porta della Pace”, lo Stretto di Hormuz è oggi sinonimo di tensioni geopolitiche e dipendenze energetiche. Attraverso le sue acque transita circa il 30% del petrolio mondiale trasportato via mare. Lungo circa 560 km, con una larghezza che varia fino a 320 km ma che si riduce a 39 km nel suo punto più stretto, separa le coste iraniane dalla punta nord-orientale dell’Oman e rappresenta un delicato punto di equilibrio tra Oriente e Occidente.
Importanza per il mondo
Lo Stretto di Hormuz rappresenta una delle arterie energetiche più vitali al mondo. Attraverso questo passaggio strategico transita circa il 20% della domanda globale di petrolio e oltre un quarto delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto (GNL). Un ruolo chiave in questo contesto lo gioca il Qatar, secondo maggior esportatore mondiale di GNL dopo gli Stati Uniti. Circa il 30% del GNL commerciale passa proprio da qui, con l’80% di questi volumi destinati all’Asia e il restante 20% all’Europa. Questo rende lo stretto un nodo indispensabile soprattutto nel contesto attuale, in cui l’Europa punta a diversificare le sue fonti energetiche per ridurre la dipendenza dal gas russo. L’Italia, ad esempio, dopo la guerra Russo-Ucraina ha significativamente aumentato le importazioni dal Qatar.
Un eventuale blocco dello Stretto potrebbe far schizzare i prezzi del petrolio e del gas, mettendo sotto pressione le raffinerie europee e facendo lievitare i costi energetici. Gli analisti prevedono scenari variabili in base alla durata e alla portata di una possibile chiusura. Deutsche Bank stima che un fermo totale di due mesi, che interrompa la fornitura di 21 milioni di barili al giorno, potrebbe far superare il prezzo del petrolio i 120 dollari al barile, mentre Rabobank ipotizza punte fino a 150 dollari.
Un suicidio iraniano
Al contrario di quanto le minacce potrebbero far pensare, anche per l’Iran lo stretto di Hormuz rappresenta una risorsa essenziale. Non si tratta solo di un passaggio strategico per il traffico globale di energia, ma di una risorsa vitale per la sua stessa economia. Le esportazioni di petrolio costituiscono una parte fondamentale delle entrate statali e una chiusura dello Stretto sarebbe dunque una mossa estrema, carica di conseguenze economiche pesanti per Teheran stessa. «Una tale decisione sarebbe un segnale di enorme debolezza», spiega Antonio Villafranca, vicepresidente per la ricerca dell’Ispi. Piuttosto che mostrare forza, la chiusura di Hormuz potrebbe riflettere la difficoltà del regime iraniano. Si tratterebbe di un gesto disperato, in grado di isolare ulteriormente l’Iran sul piano internazionale e di danneggiare in modo significativo la sua economia, già sotto pressione a causa delle sanzioni e delle crisi interne.
Un fragile equilibrio da mantenere
In un contesto globale già segnato da tensioni e incertezze, lo Stretto di Hormuz rappresenta un fragile equilibrio su cui poggia gran parte della stabilità energetica mondiale. Mantenere aperto questo passaggio è di vitale importanza. Gestire le tensioni in questa regione non è solo una priorità per i Paesi consumatori, ma per l’intera comunità internazionale. In un mondo sempre più interconnesso, garantire la libertà di navigazione nello Stretto diventa, quindi, una sfida cruciale per la stabilità e la prosperità globale.



