Guerra Israele-Iran: Trump attacca impianti nucleari iraniani e rilancia “Make Iran Great Again”
Il 22 giugno gli Stati Uniti attaccano l’Iran, mettendo in chiaro la sua posizione nella guerra Israele-Iran iniziata qualche settimana prima. Il Presidente americano accenna anche all’idea di un cambio di regime iraniano, ipotizzando che la leadership attuale non sia in grado di rendere l’Iran “great again”. C’è preoccupazione per i prossimi passi a livello internazionale.
Cosa sta succedendo
Ieri gli Stati Uniti intervengono per la prima volta nel conflitto tra Israele e Iran con la missione Midnight Hammer. L’attacco prevede bombe e missili verso tre impianti nucleari iraniani: Fordow, Natanz ed Esfahan. L’operazione è stata annunciata come un grande successo militare dal Presidente americano Trump che aggiunge che ora le basi sono state “completamente cancellate dalla mappa”.
Questo intervento degli Stati Uniti prende decisamente la forma di una presa di posizione di Trump a supporto di Israele nella guerra Iran-Israele iniziata il 13 giugno. L’attacco americano è giustificato infatti con l’obiettivo di bloccare il programma nucleare iraniano. Nonostante queste siano le ragioni ufficiali condivise dal Pentagono e dalla Casa Bianca, Trump sembra avere idee più a lungo termine. Sui social, il Presidente americano accenna ad un cambio di leadership in Iran:
“Non è politicamente corretto usare il termine cambio di regime, ma se l’attuale regime iraniano non è in grado di RENDERE L’IRAN DI NUOVO GRANDE, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime??? MIGA!!!”
Il nuovo acronimo, coniato da Trump “MIGA” (Make Iran Great Again), richiama al suo motto per l’America. Tra le sue parole si legge una forte intenzione verso un cambio di leadership nel Paese iraniano. Queste idee suscitano preoccupazioni sia a livello nazionale per l’Iran, sia in campo internazionale.
La risposta dell’Iran
L’Iran ha immediatamente condannato gli attacchi americani alle basi nucleari iraniane. Il paese ha visto quest’operazione come una violazione del diritto internazionale e del Trattato di non proliferazione. C’è ora l’idea da parte del parlamento iraniano di tirarsi fuori da quest’ultimo Trattato. Il capo supremo Khamenei ha dichiarato forti ritorsioni per le azioni degli Stati Uniti.
Per ora, Teheran non ha concretamente risposto agli attacchi americani, proseguendo però gli attacchi ad Israele. Naviga l’idea, sostenuta da alcuni membri dell’intelligence americana, di un possibile attacco dell’Iran alle basi militari americane in Iraq. Tuttavia, sono solo ipotesi e non si esclude la via diplomatica, anche se poco probabile. Il nuovo Capo di Stato maggiore dell’esercito iraniano Amir Hatami lascia poco all’immaginazione sulle possibili risposte iraniane:
“I crimini degli Stati Uniti hanno sempre ricevuto una risposta decisa. Questa volta non è diverso.”
L’attacco di Trump verso l’Iran segna uno schieramento degli Stati Uniti a favore di Israele nel conflitto di quest’ultimo con l’Iran. L’intervento americano rompe la promessa di non iniziare nuove guerre, lascia aperta la possibilità di nuovi (e inaspettati) scenari a livello internazionale.




