Puglia, Sardegna ed Emilia Romagna interrompono i rapporti con Israele. E il governo?
Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (Partito Democratico) ha disposto “l’interruzione di ogni rapporto di qualunque natura con i rappresentati istituzionali del governo israeliano e con tutti i soggetti ad esso riconducibili che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di organizzare iniziative per far cessare il massacro dei palestinesi nella Striscia di Gaza”. Il presidente pugliese precisa che la disposizione si applica “a tutti i dirigenti e dipendenti della Regione Puglia e delle sue agenzie e società partecipate a causa del genocidio di inermi palestinesi in atto da parte del governo israeliano”.
Si vanno quindi ad aggiungere vari ed importanti enti locali all’elenco di vari paesi del mondo che hanno deciso di interrompere i contatti con Israele a causa delle azioni e dei crimini di guerra compiuti dall’esercito israeliano nei confronti della popolazione palestinese di Gaza in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Da quella data Israele ha causato più di 68.000 morti per la stragrande maggioranza civili e bambini giustificando le proprie azioni criminose come una campagna militare per sconfiggere Hamas. Una campagna di morte e sterminio che non ha intaccato le radici del gruppo terroristico ma le ha al contrario nutrite uccidendo palestinesi inermi in modo indiscriminato mentre i vertici del braccio politico dell’organizzazione si trovano quasi tutti in Qatar e nei paesi arabi limitrofi, al di fuori quindi dal teatro militare delle operazioni in corso.
Già negli scorsi mesi importanti paesi come la Spagna e il Brasile si sono esposti dichiarando l’interruzione dei contatti con Israele. Il premier spagnolo Pedro Sanchez è stato molto duro e netto dichiarando nelle scorse settimane: “non commerciamo con uno stato genocida”. Anche se di fatto molte navi che trasportano armi verso Israele continuano a fare scalo nei porti spagnoli e anche se a tal proposito a Madrid il governo sta discutendo un disegno di legge per introdurre l’embargo di armi verso paesi indagati dalla Corte Penale Internazionale, le dichiarazioni di questi governi non possono essere derubricate ad atti simbolici o solo a meri riposizionamenti. Sicuramente la pressione esercitata dall’opinione pubblica tramite le manifestazioni in questi due anni ha avuto un ruolo nello spingere i rappresentanti politici che sono stati silenti per tutto questo tempo, a prendere una posizione più netta contro il genocidio, anche solo a parole. Il punto è che anche gli atti di forma costituiscono dei piccoli mattoncini per un cambiamento, poiché nel momento in cui chi rappresenta le istituzioni afferma di voler interrompere i rapporti con Tel Aviv, quelle istituzioni costituiscono un precedente per altri paesi e infatti si sta creando lentamente un effetto domino, per ora solo di facciata ma che se dovesse tramutarsi in un embargo fattuale come nel caso spagnolo in discussione in questi giorni, allora l’effetto domino potrebbe ampliarsi ancora. Perché la forma è sostanza. Il Brasile invece ha ufficialmente rimosso l’ambasciatore brasiliano a Tel Aviv su disposizione del Presidente Inacio Lula Da Silva dopo che il governo Netanyahu ha dichiarato quest’ultimo come persona non grata a causa della presa di posizione netta del presidente brasiliano nei confronti del genocidio.
Per rimanere al caso italiano la Puglia è stata seguita dalla Sardegna, la quale per bocca della Presidente di Regione Alessandra Todde (Movimento 5 Stelle) ha dichiarato che proporrà una mozione nel consiglio regionale “che chiede alla Regione Sardegna di condannare le violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza e di sospendere ogni forma di cooperazione con lo Stato di Israele”. Oltre alla Sardegna si è aggiunta l’Emilia Romagna, che con un annuncio del Presidente di Regione Michele De Pascale (Partito Democratico) ha comunicato di voler interrompere “i rapporti anche con tutti i soggetti riconducibili al governo che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di porre fine al massacro in corso, fino a che il rispetto del diritto internazionale non venga ripristinato”. Certo, stiamo parlando di soli enti regionali e come già detto prima, alcuni di questi rappresentati stanno prendendo queste misure per correre ai ripari dopo due anni di inazione nei confronti del genocidio ma se le regioni a boicottare Israele dovessero diventare la maggioranza allora il tema non potrebbe continuare a venire ignorato dal governo, il quale si verrebbe a trovare sotto la pressione dei maggiori enti locali oltre che dalla società civile. In tutto questo prendere posizioni, sincere o solo di facciata, spicca infatti ancora l’assordante silenzio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.




