Interesse nazionale o conflitto d’interessi? L’ombra di Leonardo sulle scelte di governo per il riarmo
Il piano di riarmo dell’Unione Europea torna sotto i riflettori, stavolta attraverso un dibattito maggiormente “tecnico” e “malizioso” rispetto al piano concettuale su cui già era stato spolpato, senza però poi muovere grandi passi in nessuna direzione.
Secondo recenti indiscrezioni, dietro il doppio “no” di Fratelli d’Italia e Forza Italia nelle commissioni ITRE (Industria, Ricerca ed Energia) e SEDE (Sicurezza e Difesa) al nuovo regolamento europeo per l’industria della difesa – l’European Defence Industry Programme (Edip) – non si celerebbe tanto un rigurgito di pacifismo, quanto il peso crescente delle pressioni provenienti dall’industria della difesa italiana, con in testa Leonardo, la quale contesterebbe i troppi limiti alla produzione che andrebbero a penalizzare il colosso italiano in favore di altri partner europei.
Fa effettivamente scalpore il muro innalzato invano dalla coalizione di governo italiana, soprattutto se si pensa che i due partiti erano voci pressoché isolate appena scatenatasi la tempesta del riarmo, e anzi avevano accettato di sostenere le proprie ragioni in Europa anche a costo di dividersi dall’alleata Lega: eppure poi a sorpresa è arrivato il no al regolamento proposto, ma si tratta solo di una scelta di merito o la dietrologia di qualcuno mostra in realtà una certa avvedutezza?
Il programma Edip, pensato per rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea, così come presentato concerne una serie di vincoli e criteri di produzione che, secondo Roma, rischiano di penalizzare i produttori italiani a vantaggio delle grandi aziende di Francia e Germania (nulla che non sia già accaduto negli scorsi decenni, basti pensare alla questione del latte in polvere nei prodotti caseari). In particolare il regolamento tenderebbe a privilegiare catene di fornitura interamente europee e l’utilizzo di componentistica UE, e questo rischia di escludere Leonardo da diverse gare, soprattutto nei settori dove l’azienda collabora attivamente con partner esterni all’Unione o dipende da supply chain globali. Non sorprende, quindi, che proprio nel momento in cui Bruxelles tenta di dare forma a una difesa più integrata, le forze politiche al governo in Italia frenino.
Per Fratelli d’Italia e Forza Italia, il rischio è che la spinta verso una sovranità tecnologica europea finisca per tradursi in una subordinazione industriale, con Leonardo – che senz’altro gode di ottima salute – relegata a un ruolo marginale in una partita da cui dipendono miliardi e interessi strategici cruciali per il Paese.
Il punto ora è capire se questa preoccupazione, apparentemente in perfetta coerenza con la linea d’interesse nazionale portata avanti finora dal governo, sia frutto della purezza politica dell’esecutivo Meloni, o se i più maligni possano aver avuto ragione ad avvertire la presenza dello zampino di Leonardo, indissolubilmente legata a Guido Crosetto, Ministro della Difesa e vertice, nonché fondatore, di FdI.
Chissà che dopo anni non torni sul banco della politica italiana il dibattito sul conflitto d’interessi, sperando però che, almeno stavolta, si riesca ad essere più razionali e meno ideologici.




