Washington a stelle e strisce arcobaleno: arriva il WorldPride
Dal 17 maggio all’8 giugno 2025 nella capitale degli Stati Uniti, Washington D.C., avrà luogo il WorldPride, vale a dire il più importante evento annuale della comunità LGBTQIA+, con un’edizione che si preannuncia carica di significati politici e sociali. A cinquant’anni dal primo Pride della capitale statunitense, il celeberrimo “Capital Pride” del 1975, la città si prepara ad accogliere milioni di persone da tutto il mondo per celebrare la diversità, promuovere l’uguaglianza e rafforzare la visibilità della comunità arcobaleno.
Dentro il cuore di una celebrazione globale
Il WorldPride è una celebrazione globale che si svolge in una città scelta dall’organizzazione internazionale “InterPride”, ma non si tratta solo di una parata, bensì di un vasto insieme di eventi culturali, artistici e politici che pongono eccentricamente l’attenzione su diritti civili e lotta alla discriminazione. Dopo le edizioni storiche di Roma del 2000, Madrid nel 2017 e New York nel 2019, quest’anno tocca a Washington, che, in un contesto tutt’altro che semplice, ha battuto Roma, altra candidata, che forse auspicava a “rovinare” la festa dei credenti nell’anno giubilare, o magari aspirava alla “consacrazione” della manifestazione all’insegna dell’inclusività.
Le pressioni politiche e possibili ritorsioni
La capitale americana sarà teatro non solo di una festa globale ma anche di una – presunta – resistenza politica: balza subito agli occhi infatti come l’evento si svolga a pochi metri dalla Casa Bianca abitata da Donald Trump, rientrato alla presidenza con un’agenda marcatamente “anti-DEI” (cioè anti Diversità, Equità, Inclusione).
Gli organizzatori riportano di star affrontando pressioni senza precedenti: alcuni sponsor hanno già ritirato il proprio sostegno, mentre altri si starebbero defilando proprio per evitare possibili ritorsioni, in quanto gli ordini esecutivi firmati dal presidente statunitense hanno creato un clima di incertezza e timore, complicando la riuscita degli eventi.
Sollecitata sul tema, June Crenshaw, vicedirettrice della Capital Pride Alliance, ha sommessamente raccontato di star “reagendo ai colpi”, svelando anche l’ormai manifesta linea politica per cui il gruppo ritiene che l’evento sia molto più importante ora rispetto a prima delle elezioni che hanno visto trionfare Trump.
In una più articolata inchiesta relativa al presunto boicottaggio del Pride da parte del tycoon, la testata NOTUS avrebbe contattato circa 40 sponsor elencati sul sito del WorldPride di Washington 2025 chiedendogli se stessero pensando di ritirare il proprio sostegno alla manifestazione, e solo quattro di questi avrebbero risposto ribadendo il loro appoggio nei confronti dell’evento, mentre tra gli altri già uno degli sponsor inizialmente previsti, Booz Allen Hamilton, ha scelto di ritirare il suo supporto.
Il rischio di tensioni con i conservatori
Oltre alle perplessità politiche – e di conseguenza economiche – al centro della scena c’è il tema della sicurezza, con il rischio concreto di proteste e tensioni da parte di gruppi conservatori, i quali temono – e probabilmente ci azzeccano – che la parata possa trasformarsi nella più grande manifestazione contro Trump degli ultimi anni.
Ad ogni modo la città non sembra voler cedere, infatti, con un investimento pubblico di oltre 5 milioni di dollari, Washington vuole rendere questo WorldPride un simbolo di libertà e orgoglio: la maggior parte della comunità LGBTQIA+, in tutto il mondo, sta guardando a Washington come a un punto di svolta.
Alla luce dei tempi che corrono, il grande Pride mondiale sembra essere diventato più una “sfilata” politica dalle tinte molto accese rispetto alla lotta di rivendicazione con cui giungeva a Washington 50 anni fa, eppure, che si tratti di un Pride o di una protesta politica, il messaggio è chiaro: la visibilità è resistenza e l’orgoglio non arretra, anche se forse i genuini principi di vari decenni fa si sono piegati ormai alla più becera strumentalizzazione.



