Allattamento naturale vs artificiale: quale scelta è socialmente migliore?
Micaela Filippi
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Attualità
Allattamento naturale vs artificiale: quale scelta è socialmente migliore?
Allattamento naturale vs artificiale: quale scelta è socialmente migliore?
Attualità - 19 Marzo 2025
di Micaela Filippi
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Uno degli argomenti più discussi quando si parla di maternità è l’allattamento. Ci sono due scuole di pensiero: quello naturale e quello artificiale. Mentre il primo lotta per affermarsi come “ più giusto”, il secondo si batte per essere riconosciuto socialmente accettato come valida alternativa.
Allattamento naturale: la scelta più “giusta”
Quando una donna rimane incinta, una delle tante scelte che dovrà fare è quella dell’allattamento. Decidere la fonte di nutrimento del neonato è da sempre un tema caldo, che accende gli animi di donne, e non solo, per stabilire cosa sia più giusto per un bambino che spesso non è nemmeno il loro. La lotta si divide tra chi sostiene l’allattamento naturale e chi invece difende quello artificiale. Spesso c’è un tipo che viene considerato migliore, più giusto o più salutare.
Foto: @mresin.ocean via Instagram
L’allattamento naturale è storicamente considerato come scelta standard di una madre. Molti sono i benefici a livello nutrizionale, così come dal punto di vista relazionale nel rapporto madre-figlio. Questi sono spesso gli argomenti utilizzati a favore di questo tipo di allattamento. Dall’altro lato però il latte materno come unica fonte di nutrizione del neonato può causare una grande fonte di stress per le neomamme.
Il bambino dipende esclusivamente dalla madre, rendendo il corpo della stessa alla merce alla mercé dei bisogni del neonato. Questo significa che una madre non può, in teoria, avere insufficienza di latte, essere incapace ad allattare, provare dolore nell’atto o semplicemente essere stanca dalla fatica che il parto possa aver rappresentato per il suo corpo. In pratica però una di queste opzioni, o tutte insieme, possono materializzarsi. Cosa si fa in questa situazione, quando il latte non c’è, non è abbastanza o semplicemente non si vuole allattare per scelta? L’allattamento artificiale entra in gioco, ma non senza un peso e un pregiudizio sociale.
L’allattamento artificiale: la scelta più “comoda”
Scegliere l’allattamento artificiale può rappresentare quindi una valida opzione che, per scelta o per necessità, entra in gioco a fornire un’esperienza altrettanto unica e intensa nella vita di una madre.
L’allattamento artificiale porta con sé grandi benefici come una minore restrizione nella dieta alimentare della madre. Le madri che allattano naturalmente hanno bisogno di prestare più attenzione a quello che mangiano per evitare che il proprio latte possa portare problemi al bambino, come coliche o intolleranze. Inoltre, nutrire il neonato col latte in polvere significa monitorare le quantità e le formule speciali (senza lattosio, ipoallergenico) che quindi avrà una maggiore attenzione e monitoraggio per tutta la durata dell’allattamento artificiale. L’allattamento tramite latte in polvere richiede tempi maggiori di digestione che quindi porteranno ad una nutrizione meno frequente rispetto all’allattamento naturale. Questo significa più indipendenza per il bambino e per la madre che non dovrà provvedere al nutrimento frequentemente come nell’allattamento naturale.
La scelta di allattare artificialmente porta con sé anche degli svantaggi come i costi elevati del latte in polvere, maggiori problemi nella digestione, maggiori tempi di preparazione (che col naturale sono pari a zero, venendo prodotto dal corpo naturalmente) e le difficoltà di conservazione in caso di spostamenti. Tuttavia, i problemi di tempistica e di logistica non sono i soli a giocare una parte della scelta dell’allattamento artificiale. Questo tipo di decisione spesso si porta con sé anche un grande stigma sociale: il minore contatto fisico rispetto all’allattamento artificiale crea un rapporto madre-figlio meno stretto.
Allattare con latte in polvere rende una madre di serie B?
L’allattamento artificiale è una scelta che una madre spesso non prende a cuor leggero. La madre ha il diritto e la possibilità di scegliere per sé stessa e per il proprio bambino.La decisione di allattare con latte in polvere può essere il risultato di una volontà o di una necessità. A volte è dettata da problemi di salute, come la mancanza o carenza di latte, dolori durante l’allattamento o problemi fisici o mentali della madre. In altri casi, può provenire dalla semplice decisione della madre di non voler affrontare questo percorso.
Nonostante non ci sia bisogno di giustificazioni sul perché una madre scelga di non allattare, è importante nominare alcuni e portare consapevolezza su ciò che le madri decidono di non affrontare per il proprio benessere e del proprio figlio. Tra i motivi che portano una madre a scegliere l’allattamento artificiale possono rientrare la scelta di non voler concedere il proprio corpo e il proprio tempo a disposizione esclusivamente del nascituro. Voler avere il proprio tempo, il proprio corpo e la propria flessibilità significa portare un maggiore benessere fisico e mentale sia per la madre che per il bambino. Questo non significa essere egoisti, ma prendere una scelta consapevole, senza dover scegliere cosa è socialmente “giusto” ma ciò che è soggettivamente migliore per la madre.
La giornalista Simona Voglino Levy ha parlato della sua esperienza su Rolling Stone dello stigma subito per la consapevole scelta di non allattare. Tra le righe, la giornalista spiega le sue ragioni in merito alla decisione:
“Io, per scelta libera, molto consapevole e soggettiva, ho deciso, senza alcun tipo di giudizio nei confronti di chi desidera fare diversamente, che non avrei voluto creare un legame così forte con mia figlia, che non avrei annullato la mia vita per lei, che avrei continuato a lavorare e a disporre del mio tempo – oltre che delle mie tette – come meglio desideravo per il mio benessere. Mentale prima che fisico.”
Come la giornalista Voglino Levy ha raccontato, questa sua decisione non è stata accolta alla leggera, soprattutto dal personale medico. Questa situazione è familiare a molte mamme, che libere di poter scegliere si ritrovano ad essere stigmatizzate e giudicate come mamme di serie B. Ma è davvero una questione di classifiche? Non si vince niente e non si perde niente a prendere una decisione che solo ed esclusivamente la madre dovrebbe prendere. L’unico metro di giudizio dovrebbe essere cosa sia più giusto per lei e per il proprio figlio.
La scelta però è spesso criticata e vista come più comoda, quasi come un “capriccio”. In merito, nel 2023 l’allora Presidente della Società Italiana di Neonatologia sostenne in un intervista che:
“Se dovessimo andare incontro al desiderio, per quanto sacrosanto, di riposo delle neomamme, non sarebbe possibile sostenere l’allattamento al seno che, ricordiamolo, non è un semplice atto nutrizionale, ma è il migliore investimento per la vita del nascituro”.
Il desiderio di una madre non allattare naturalmente non può essere visto come una questione di riposo, ma è una chiara richiesta di aiuto e di fare un passo indietro riconoscendo i propri limiti. La giornalista Simona Voglino Levy durante la sua narrazione ha aggiunto che “bisognerebbe preparare le donne – e gli uomini – alla maternità per quello che la maternità può essere davvero: solitudine, malessere, spaesamento, fatica. Valuto che le responsabilità vadano spalmate sulla coppia e non sbolognate alla madre soltanto.” Allattare non renderà una madre più brava, più connessa e migliore rispetto ad una che non allatta. Viceversa, scegliere l’allattamento artificiale non renderà meno mamme.
Non esiste un allattamento di seria A: quello migliore, più giusto e più sano. Esiste però un allattamento frutto di una scelta consapevole della madre, senza dover subire il peso dello stigma sociale. Molte donne vengono ancora giudicate quando scelgono l’allattamento artificiale rispetto a quello naturale. Vengono definite meno mamme, a sostegno della tesi che il contatto diretto tra mamma e neonato crea una connessione senza eguali. Questo però è sinonimo di una narrazione tossica, perché mette in difetto, consapevolmente o meno, chi sceglie l’allattamento artificiale per questione di salute o di mera volontà personale. Un allattamento non voluto è una violenza che nuoce sia al benessere della madre che al figlio e al loro rapporto. Per combattere ciò, l’arma più potente è la consapevolezza e l’empatia verso le diverse realtà delle madri, che seppur condivisibili o meno, meritano di essere rispettate e non giudicate.
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