Space economy: cos’è e come funziona l’economia dello spazio
L’economia dello spazio, nota anche come “space economy”, rappresenta oggi uno dei settori più dinamici e strategici a livello globale, attraversato da profondi cambiamenti rispetto ai modelli tradizionali di gestione e sviluppo del settore aerospaziale. Secondo il recente report “Space Economy, Space Industry, Space Law” elaborato dal SEE Lab – Space Economy Evolution di SDA Bocconi, gli investimenti pubblici destinati all’economia spaziale italiana ammonteranno a oltre 7 miliardi di euro nel periodo 2023-2027, confermando il ruolo centrale che questo comparto ricoprirà nel prossimo futuro.
I tre segmenti della space economy
La space economy si articola in tre principali segmenti: upstream, midstream e downstream. Il settore upstream comprende la progettazione e la produzione di tecnologie e mezzi spaziali quali satelliti, lanciatori, navicelle e sonde. Il midstream include le infrastrutture necessarie per il lancio e la gestione dei mezzi spaziali, come piattaforme di lancio e centri di controllo. Infine, il downstream riguarda le applicazioni che si sviluppano a terra, utilizzando i dati raccolti nello spazio per servizi rivolti a cittadini e aziende: dalle telecomunicazioni satellitari al monitoraggio ambientale, dalla meteorologia alla gestione delle emergenze.
Il crescente ingresso dei privati, tra cui imprenditori globali come Elon Musk con SpaceX, Jeff Bezos con Blue Origin e Richard Branson con Virgin Galactic, insieme ai grandi player tecnologici Google, Amazon, Facebook e Apple, sta trasformando radicalmente il settore, aprendo nuove opportunità commerciali e incentivando gli investimenti anche da parte del venture capital.
Space economy in Italia ed in Europa
A livello europeo, l’industria spaziale rappresenta un settore altamente competitivo con oltre 800 imprese fondate nell’ultimo decennio, per un totale di oltre 63 mila occupati e vendite che generano fino a 11 euro per ogni euro investito, come indicato dal report SDA Bocconi. In Italia il comparto coinvolge oltre 400 imprese, il 70% delle quali sono PMI, con un giro d’affari che contribuisce significativamente al PIL nazionale. L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo con una filiera completa su tutto il ciclo spaziale, con forti presenze regionali soprattutto nel Lazio, Lombardia e Piemonte.
Tra i big player italiani, spiccano Leonardo SpA, tra le prime dieci aziende mondiali nei settori aerospazio, difesa e sicurezza, con una storica partecipazione alle principali missioni spaziali europee quali Galileo e Copernicus; Thales Alenia Space, leader italo-francese nella produzione di satelliti e tecnologie spaziali avanzate; Avio Aero, specializzata nella produzione di motori aeronautici e spaziali; Telespazio, e-GEOS SpA, Exprivia SpA e Avio SpA, tutte aziende di rilevanza internazionale.
La fiscalità extra-atmosferica e il DDL Spazio
Gaetano De Vito, Presidente di Assoholding, sottolinea l’importanza cruciale delle politiche fiscali nel favorire lo sviluppo della space economy italiana: «È fondamentale introdurre regimi fiscali incentivanti per attrarre capitali privati e sostenere le imprese che investono nelle attività spaziali. Ridurre gli oneri fiscali per il settore non è solo un’opportunità economica, ma rappresenta una scelta strategica per garantire sicurezza, innovazione e sviluppo sostenibile, mantenendo competitiva l’Italia a livello internazionale».
Il disegno di legge recentemente presentato in Italia (A.C. 2026), il c.d. DDL Spazio approvato alla Camera, va proprio in questa direzione, introducendo meccanismi autorizzatori, regolamenti di vigilanza e responsabilità civile per gestire i rischi connessi alle attività spaziali. Contestualmente, prevede la creazione di un fondo per l’economia dello spazio, con finanziamenti pubblici che ammonteranno complessivamente a oltre 7 miliardi di euro nel periodo 2023-2027.



