Le torri d’avorio e il classismo degli intellettuali
Sono tornati. Ogni volta che un partito di destra o di estrema destra vince le elezioni in qualche paese del mondo (occidentale, bianco e cool, beninteso) ritorna il momento d’oro dei sedicenti intellettuali, dei cosiddetti competenti, degli autoaffermatisi maestri morali, tutti questi grandi illuminati “de sinistra” che pontificano a spron battuto la retta via, chi è democratico e chi no, chi è fascista e chi no. Essi hanno il loro momento di gloria in tutti i momenti post-elezioni. Nel caso in cui il loro beniamino viene sconfitto si esibiscono in scenari apocalittici e catastrofisti nei quali nessuno di noi avrà salva la vita, inveiscono contro la vile plebe ammiccando all’abolizione del suffragio universale, manifestando così un classismo rivoltante e irricevibile. Con il loro gusto per l’ovvio e le loro frasi fatte fanno sfoggio dei loro master e dottorati, delle loro borse di studio ottenute in università non sempre ma spesso prestigiose e costose dove hanno imparato il loro mantra: “due più due fa quattro non lo sai?” Nel caso di oggi ha vinto le elezioni presidenziali statunitensi un personaggio riprovevole ed inaccettabile, che secondo chi scrive (il quale si professa socialdemocratico), non avrebbe dovuto nemmeno godere del diritto di ripresentarsi dopo i tragici avvenimenti del gennaio 2021, dove da sconfitto sostenne se non ufficialmente ma di fatto l’assalto al Campidoglio. La politica però non è una equazione matematica e soltanto dei tonti che vivono in una torre d’avorio possono avere delle reazioni di scandalo così esageratamente marcate.
Per sconfiggere personaggi come Trump è inutile, se non imbecille, sfregiare cento e passa milioni di elettori che lo hanno votato, ciò denota un distacco dalla realtà, un solipsismo dietro il quale trincerarsi, un onanismo autoreferenziale e un rifiuto di comprensione che non è ammissibile per voci pubbliche che dovrebbero aiutare il lettore a capire la natura dei fenomeni. L’Italia ha poi votato non una ma ben tre volte un personaggio come Silvio Berlusconi, quindi a chi vogliamo dare lezioni? Il momento in cui la popolazione sceglie i propri rappresentanti è un momento dove entrano in gioco non solo fattori razionali ma anche miliardi di fattori emotivi e se vogliamo restare a quelli razionali ci possono essere milioni di motivazioni razionali e diverse per cui un cittadino decida di mettere la propria crocetta su un determinato nome. Molto spesso le persone si focalizzano su uno o due temi che ritengono più importanti rispetto ad altri ed escludono completamente le restanti posizioni politiche dei propri rappresentanti su altri temi che ritengono secondari. E’ così per ogni essere umano ed è anche giusto che sia così poiché è impossibile essere d’accordo in blocco su tutto ciò che dice il politico che vuoi votare. Di solito chi accetta in blocco una ideologia è una persona settaria e dogmatica, che è il contrario del libero pensiero critico e chi è dogmatico e settario è una persona pericolosa. Quindi è assolutamente normale che si prenda dal politico che vogliamo votare solo ciò che ci piace e si rifiuti o si ignori ciò che non ci piace, e meno male altrimenti addio senso pratico.
Alle pontificazioni sopracitate si aggiungono il/le influencer travestiti da attivisti, anche loro “de sinistra”. Proprio oggi mi è capitato di leggere una fine (si fa per dire) analisi di una di questi personaggi che purtroppo imperversano nell’etere, la quale sosteneva che la vittoria di Trump sarebbe in linea con l’onda nera che sta attraversando il mondo. Prima di tutto bisogna vedere cosa si intende per mondo, ma se vogliamo restare in Europa possiamo far sommessamente notare che in Francia in estate ha vinto il Fronte Popolare (che però non governa per colpa di Macron), in Gran Bretagna sempre in estate ha vinto il Partito Laburista e in Spagna governa da un anno una coalizione progressista che più socialista non si può. Quindi, di grazia, di quale marea nera stiamo parlando? Invece di inneggiare all’apocalisse sarebbe opportuno procedere con un diverso metodo di analisi. L’unica riflessione sensata che possiamo fare in questi casi è cercare di capire cosa ha reso Donald Trump così desiderabile, quali stati d’animo ha saputo intercettare, su quali paure delle persone ha saputo giocare e quali risposte la sinistra e noi tutti possiamo dare a queste persone per farle sentire al sicuro. Di certo non parlando di massimi sistemi o di apocalissi imminenti, di certo non qualificando ignoranti le masse di elettori che l’hanno votato, perché è facile, molto facile rifugiarsi nella stupidità dell’elettore che ammettere la completa e totale inadeguatezza e incapacità a capire il perché dei suoi comportamenti. E’ qui che dovrebbe emergere la levatura dell’intellettuale ma anche quella di persone preparate in contesti familiari o amicali, invece oggi tutto ciò non avviene, questi sedicenti intellettuali o presunti studiosi si crogiolano sui loro piedistalli guardando sdegnati le masse di plebe che hanno scelto la persona sbagliata. E’ qui che si commette l’imperdonabile errore, perché quando chi ha gli strumenti per capire si rifiuta di farlo, quando la sinistra abdica alla sua funzione analitica dei fenomeni, allora la sinistra è finita. Come disse una volta Giulio Andreotti (si, cito Andreotti, con tutti i suoi crimini e difetti, e me ne vanto): “Sapete qual’è la dittatura, la più difficile ad essere sconfessata da ognuno di noi? E’ la propria, perché uno può essere tentato di ritenersi illuminato, di ritenere che gli altri sbagliano. Ora, la vita democratica è proprio il contrario, e quando qualcuno che non capisce niente dice ‘ma come, il suffragio universale mette il grande scienziato alla pari dell’uomo che non ha neppur fatto la scuola dell’obbligo’, costui non capisce che la sapienza non viene solo dalla scuola o dai titoli accademici, vi è una sapienza del cuore che spesso è più viva in coloro che sono classificati tra la gente semplice e che non hanno quasi mai la tentazione di montare in superbia”.
Scendiamo tutti dal piedistallo, per favore.



