11 settembre: Dieci anni dopo, una data per ricordare la banalita’ del male

di Enrico Ferdinandi

L’11 settembre è una data destinata a rimanere nella nostra memoria così come quella di altre tragedie che hanno fatto “vedere” al mondo quanto male sia in grado di sprigionare il l’uomo. Avvenimenti come l’attentato alle torri gemelle o il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale in fondo non sono molto diversi, quest’oggi vogliamo ricordare le parole di una grande giornalista che in occasione del processo Eichmann, (che si occupò della deportazione nei campi di concentramento dove morirono milioni ebrei)  affermò che il male non può essere radicato. Un’affermazione che vale la pena ricordare anche quest’oggi, giorno nel quale si celebra il decennale di un attentato che ha visto morire più di 3000 persone e che ha destabilizzato la cultura occidentale. Entrambi questi avvenimenti ci ricordano che il male, e vale la pena di dirlo, l’ignoranza, non possono esser radicati, ma è il caso anche di ricordare che per raggiungere un equilibrio vero ed egualitario non si può escludere l’altrui pensiero.

 

Forse fra le cause maggiori d’attrito fra la nostra cultura e quella medio orientale è proprio la “distanza”, naturalmente non parliamo di distanza fisica ma distanza nel rispetto altrui, capire altri modi di pensare ed indirizzare ogni uomo verso ciò che eticamente e moralmente si configura come cosa più giusta per la collettività, questo dovrebbe essere il vero obiettivo dell’uomo che vive nel nuovo millennio e che alle sue spalle ha lasciato le orme di avvenimenti come quello oggi ricordato. Utopia? Certamente i meccanismi, gli ingranaggi che legano il nostro mondo e le nostre relazioni non fanno che allontanarci da certi pensieri e propositi ma vale la pena spendere due righe ogni tanto per ricordare quanto siamo fortunati, la nostra fortuna sta proprio nel poter agire e migliorare la condizione nella quale ci troviamo. Quest’oggi gli Stati Uniti stanno vivendo un giornata nel ricordo ma anche nella paura che quanto accaduto possa tornare a riconfigurarsi come realtà presente ancora una volta.

Il messaggio che ha lanciato ieri Benedetto XVI sicuramente è di grande valore morale: Dio non deve mai essere una scusa per commettere atti di terrorismo.

Qualunque sia il vostro credo forse è il caso di riflettere sull’importanza delle azioni che ogni giorno compiamo. Il male non sarà radicale ma il bene per essere “profondo” necessità dell’unione di tutti gli uomini, a prescindere dall’estrazione culturale, sociale o etnica che ci appartiene e che dovrebbe esser motivo di confronto e scambio, non di divisione.

 

 

11 settembre 2011

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