Il cibo del futuro? Gli insetti

di Enrico Ferdinandi

Cosa mangeremo da qui a qualche decennio? Questa è una domanda che in molti si stanno ponendo, la pesca intensiva, la caccia spietata sono solo alcuni dei “viziacci” che stanno spingendo l’uomo a far estinguere le specie che abitualmente mangiamo. Basti pensare che non occorre andare troppo lontano, nel mediterraneo ad esempio da qualche giorno a questa parte sulle coste italiane è scattato lo stop alla pesca poiché l’attività dei pescatori fin ora è stata così intensiva, e poco riguardosa della prolificazione delle specie, da ridurre ai minimi storici la quantità di flora ittica presente nei nostri mari. Questo naturalmente è un discorso che può esser riportato anche ad altri luoghi del mondo. tutti ricorderanno la “favola del Dodo” uccello sterminato dai marinai che sostando sulle isole Mauritius e non trovando niente di meglio, lo hanno degustato senza preoccuparsi se così facendo si potesse estinguere.

Così è stato e così potrebbe avvenire ancora, da una parte c’è quindi questo problema e dall’altra vi è una popolazione umana in continua crescita, una popolazione che ha “fame” e che deve essere sfamata. Così le Nazioni Unite da qualche mese a questa parte stanno facendo riflettere su alcuni dati. Se si pensa difatti che gli allevamenti di mucche, suini e pecore occupano circa i 2/3 delle terre agricole del mondo e generano il 20% di tutti i gas serra, gli stessi che causano il riscaldamento globale allora perché non trovare una valida alternativa? Si ma quale?

Molti hanno proposto di inserire così nella nostra dieta insetti e vermi, ricchi di proteine, minerali, vitamine e pochi grassi ed in grado di dare molte, molte energie. Le polemiche sono state molte, naturalmente ciò che c’è di più difficile da superare sono gli ostacoli culturali. Di questo si tratta, ogni cibo è figlio di una determinata cultura e di schemi che da sempre, dalla nascita almeno, fanno parte del nostro modo di pensare, per questo aprire la propria mente a nuove prospettive può essere veramente difficile tal volta. In fondo se ci si guarda intorno questa è una realtà in molti paesi, dove già si consumano abitualmente questi cibi, come ad esempio in Thailandia dove nel 2008 la FAO ha tenuto un incontro di preparazione in vista di un congresso che avrà luogo nel 2013 proprio per parlare di questo.

Uno fra i primi scienziati a parlare di insetti come ottima variante da inserire nelle nostre diete è stato un entomologo dell’Università di Wageningen, il prof.  Arnold Van Huis, che più volte ha chiarito come mangiare insetti ha i suoi vantaggi: “C’è una crisi di carne. La popolazione mondiale crescerà dai 6 milioni attuali ai 9 milioni nel 2050 sapendo che le persone consumeranno ancora più carne. Venti anni fa la media del consumo di carne era di 20 kg, al momento è di 50 kg e in vent’anni raggiungerà gli 80 kg. Se continuiamo così avremo bisogno di un’altra Terra”.

Anche Van Huis ha fatto notare che già in molti paesi nel mondo si mangiano insetti e che “È solo nel mondo occidentale che questa abitudine non è ancora stata accolta. Noi abbiamo psicologicamente dei problemi ad accettarlo. Non so perché. In fondo mangiamo i gamberetti che possono facilmente essere comparati agli insetti”.

Si sa, non solo con il cibo, superare le barriere culturali non è facile, ma delle volte è necessario.

In merito Van Huis aggiunge:

“Stiamo cercando di rendere gli insetti accettabili anche alla cultura occidentale, provando a macinarli in una sorta di paté o a presentarli sotto forma di ingredienti per cucinare. Inoltre, gli insetti potrebbero anche sostituire la classica alimentazione fornita agli animali di allevamento”.

Un nuovo cibo quindi che potrebbe ridurre del 20% l’emissione di gas inquinanti e che potrebbe evitare il problema dell’intolleranza al lattosio, problema che affligge il 90% delle persone.

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