Ramadan e scuola chiusa: l’iter normativo
Sta facendo molto discutere la scelta del professore Alessandro Fanfoni, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Pioltello, di chiudere la propria scuola in occasione della fine del Ramadan. La discussione nata dal commento di un’eurodeputata ha raggiunto anche la poltrona del Ministro Valditara.

Il caso
L’Istituto Comprensivo di Pioltello, intitolato a “Iqbal Masih” – bambino-operaio pakistano che nel 1995 venne ucciso dopo essere divenuto simbolo della lotta per i diritti dei bambini – resterà chiuso in occasione del ʻĪd al-fiṭr, la festa di rottura del digiuno successivo al Ramadan. La scuola ha un elevato numero di studenti musulmani, il comune di Pioltello stesso ha una popolazione musulmana che si aggira intorno al 50%, e negli ultimi anni la scuola vedeva un drastico calo di presenze durante i giorni coincidenti con tale festività; da qui la decisione di chiudere la scuola che, come vedremo, ha fatto scoppiare una bufera mediatica che ha portato a una serie di dichiarazioni che hanno interessato mondo scolastico e politico. Sembra quasi di rivivere l’ormai storica diatriba del crocifisso in classe.

Le reazioni
Silvia Sardone, eurodeputata della Lega ha definito la scelta “preoccupante”, riportando in auge un tema molto caro a Salvini e che consisterebbe nell’ormai noto “processo di islamizzazione” che tanto preoccupa una determinata frangia politica. Prendendo in considerazione la festività in oggetto che sarà onorata da circa 1,5 milioni di musulmani presenti in Italia, verrebbe da dire che il numero è ben poco preoccupante. Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, ha commentato la decisione come “scelta inaccettabile” e lo stesso Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si è pronunciato dicendo che “le scuole non possono stabilire nuove festività” e ha assicurato che ci saranno verifiche in merito da parte degli uffici competenti. Nel frattempo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo ha dichiarato di non sentirsi al sicuro.

La scuola, un piccolo Parlamento
Senza troppo giudicare, proviamo adesso a vedere, nel dettaglio, qual è stata la prassi amministrativa seguita dal professore Fanfoni per indire la chiusura dell’istituto scolastico di cui è responsabile. Ogni anno, l’Ufficio scolastico regionale è deputato a emanare un calendario scolastico e a diramarlo ai singoli istituti che poi possono provvedere ad eventuali modifiche grazie a due organi in seno alle singole scuole: il Collegio Docenti e il Consiglio d’Istituto. Il primo è composto da tutti i docenti dell’istituto che su invito del dirigente scolastico scelgono se anticipare o posticipare l’apertura della scuola per aggiungere o meno eventuali giorni di chiusura per permettere, molto spesso, i celebri “ponti delle festività”, laiche o religiose che siano. Il Collegio dei docenti però deve sottostare alla supervisione del Consiglio d’Istituto, un altro organo presieduto dal dirigente scolastico e composto anche da membri rappresentanti gli insegnanti, il personale tecnico e amministrativo e, soprattutto, i genitori. Solo in seguito alla delibera di tale organo, il dirigente scolastico può ratificare il calendario scolastico modificato, purché questo non vada in deficit con il monte ore di lezioni stabilito a livello nazionale. Si capisce bene che la scelta del preside Fanfani, nonostante la tanto acclamata “autonomia scolastica”, non coincide con un atto autoritario, tanto più perché la scuola è obbligata, in quanto pubblica amministrazione, alla trasparenza e a noi è bastato andare sul sito dell’Istituto comprensivo “Iqbal Masih” per trovare con estrema facilità tutti gli atti, con relativi protocolli, che hanno portato alla ratifica del calendario scolastico.
L’Ufficio Scolastico Regionale, qualora dovesse procedere con eventuali verifiche, anche su invito del Ministro, potrebbe concludere “l’indagine” in davvero poco tempo e rinviare la discussione sul piano politico proprio da dove è partita e dove speriamo termini presto.




