A Pisa manganellate sugli studenti: rabbia al Viminale
Attualità
26 Febbraio 2024

A Pisa manganellate sugli studenti: rabbia al Viminale

Scene che ci riportano a ottobre 2022. Questa volta le violenze sono state subite dagli studenti pro Palestina di Pisa e Firenze, durante l'ultima manifestazione. Le grida di odio contro la polizia e contro il Ministro Piantedosi hanno invaso Piazza del Viminale.

di Jasmine Gheorghe

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La storia delle manganellate sugli studenti purtroppo si ripete. È successo venerdì 23 febbraio a Pisa e Firenze, quando la polizia ha caricato diversi studenti, anche minorenni, che stavano manifestando contro la guerra in Palestina.

Immediate le accuse contro il Ministro dell’Interno Piantedosi, che hanno portato ad un’altra mobilitazione studentesca a Roma, davanti al Viminale.

Ancora manganellate

A Pisa, tra le principali associazioni c’erano la Rete e Cambiare Rotta, scese in piazza contro una continua narrazione errata e manovrata che promuove ed incentiva la guerra coloniale di Israele.

L’obiettivo iniziale era di arrivare alla Scuola Normale Superiore, ma la polizia, in assetto antisommossa, non ha tardato ad impedire l’avanzata con la violenza.

In totale, ci sono stati circa 18 feriti di cui 10 minorenni, diversi in ospedale, persino un naso rotto.

Dopo l’accaduto, la Procura di Pisa ha immediatamente aperto un’inchiesta e ancora si attende un resoconto scritto, ma i video online parlano chiaro.

Marea a Roma contro Piantedosi

Subito si sono scatenate le accuse e le richieste di dimissioni contro il ministro Piantedosi, che avrebbe dimostrato un generale immobilismo di fronte alla violenza subita dagli studenti. Si è aggiunto persino un richiamo da parte del Presidente della Repubblica.

La reazione più grande è stata però quella di domenica 25, con una nuova manifestazione studentesca a Roma, davanti al Viminale.

Tra i principali protestanti, moltissimi studenti, l’Anpi, Giuseppe Conte, Nicola Zingaretti e altre associazioni studentesche tra cui Udu Sapienza. 

Gli studenti manifestano a Roma, davanti al Viminale.

Piantedosi, in un’intervista per il Corriere della Sera, ha risposto che tutti auspicano che le manifestazioni pubbliche restino pacifiche, ma che fondamentale in tale senso è anche la collaborazione degli stessi manifestanti.

Negli ultimi mesi, ci sono stati incidenti nel 3% dei casi, durante le numerose manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia. Il Ministero è comunque disposto a fare autocritica, ma sempre dopo una relazione oggettiva dei fatti.

Sicurezza e repressione: un confine incerto

In questi casi, il punto è sempre capire come e perché si è arrivati a tanto. Certo è che la violenza non può restare uno strumento così accessibile.

È inutile poi ripetere il valore della libertà di riunione e di manifestazione del proprio pensiero, principi radicati in Costituzione, se la precedenza viene data alla legge e ad una sicurezza contraddittoria.

Il discorso ricorrente è infatti che “la manifestazione non era autorizzata”.

Fonte: Corriere

La Costituzione stessa ribadisce però che il divieto di svolgimento di una mobilitazione può avvenire solo per “comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubblica” (art 17): quale grande minaccia ha costituito la manifestazione pro pace di venerdì scorso? 

E poi, il rispetto della persona si pone prima o dopo la sicurezza?

La verità è che, come dimostrano gli eventi a cui abbiamo assistito, c’è una profonda differenza tra mediazione, contenimento e repressione.